"L'amore è fedeltà, dono,
responsabilità. Davanti alla piaga degli abusi fisici e
psicologici sulle donne, c'è l'urgenza di riscoprire forme di
relazioni giuste ed equilibrate, basate sul rispetto e sul
riconoscimento reciproci, affinché ciascuno possa esprimere in
modo autentico la propria identità. Al contrario la prepotenza
conduce a una degenerazione dell'amore, ad abusare degli altri,
a far soffrire la persona amata. L'amore malato si trasforma in
violenza. Ma questo non è amore". Lo sottolinea don Aldo
Buonaiuto, della Comunità Giovanni XXIII, in una riflessione
pubblicata dal portale 'In Terris'.
Don Buonaiuto, commentando l'uccisione di Giulia Cecchettin,
sottolinea come "l'intera civiltà non sia capace di formare le
generazioni al rispetto della dignità umana e non sappia
riconoscere il valore della sacralità della vita". "Una civiltà
che non sa formare le generazioni al rispetto della dignità
umana produce tragedie che derivano non solo dalla mancanza di
un'adeguata educazione sentimentale ma anche dall'assuefazione a
una cultura di morte che nell'immaginario collettivo anestetizza
l'orrore della sopraffazione e della brutalità", sottolinea il
sacerdote della Comunità di don Benzi che si occupa proprio
della tutela delle donne vittime di tratta.
"Ogni violenza inferta alla donna è una profanazione di Dio,
nato da donna", ha detto Papa Francesco, come ricorda don
Buonaiuto che ha accolto nel 2016 il Pontefice proprio in una
delle case dove le donne sfruttate sono accolte e possono
guardare ad un futuro. "L'altra metà del cielo deve essere
rispettata, riconosciuta e coinvolta. Francesco lo ribadisce
mentre sale globalmente il tasso di femminicidi tanto da
configurarsi come un autentico genocidio di genere", conclude il
sacerdote.
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