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>>>ANSA/Tetti e minori guadagni, i nodi delle nuove pensioni

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Dubbi su Opzione donna. Ira dei sindacati, noi come un bancomat

ROMA, 24 novembre 2022, 19:14

Redazione ANSA

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(di Enrica Piovan) Arriva la 'pensione anticipata flessibile' ma con un tetto sull'assegno e divieto di cumulo.
    C'è l'adeguamento all'inflazione ma solo per le pensioni fino a 2.100 euro: per tutti gli altri assegno ridotto rispetto alle attese con minori guadagni da oltre 400 euro annui. Da quota 103 al nuovo metodo di calcolo per rivalutare gli assegni al caro vita, le novità in materia di pensioni introdotte dalla manovra lasciano aperti alcuni nodi. Ai quali si aggiungono i dubbi anche intorno alla nuova Opzione donna.
    A destare le maggiori preoccupazioni è il nuovo meccanismo di perequazione delle pensioni, che segna un ritorno alle 'fasce' al posto dei più favorevoli tre 'scaglioni' Prodi ripristinati lo scorso anno dal governo Draghi. Di fatto, dal primo gennaio, l'adeguamento all'inflazione (che un decreto del ministro dell'economia Giorgetti ha fissato al 7,3%) sarà pieno solo per gli assegni uguali o inferiori a 4 volte il minimo (2.096 euro lordi), ma oltre quella soglia scattano tagli progressivi. La rivalutazione quindi sarà dell'80% per la fascia 2.096-2.620 euro; per poi scendere progressivamente al 55%, al 50%, al 40% e infine al 35% per le pensioni superiori a 10 volte il minimo (5.240 euro lordi). Ciò significa che chi percepisce 2.600 euro lordi, vedrà la propria pensione salire di 146 euro (la rivalutazione all'80% si traduce in un +5,84%), ma perdendo rispetto al vecchio sistema circa 34 euro al mese e 446 l'anno.
    Per un assegno di 3.100 euro lordi si arriverà ad intascare 110 euro al mese in meno.
    Un sistema che consente risparmi (stimati intorno ai 2 miliardi) necessari per coprire delle misure previdenziali contenute nella legge di bilancio. Ma che manda su tutte le furie i sindacati. "I pensionati italiani sono trattati come bancomat", attacca il segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti, facendo notare che pensioni da 1.500-1.600 euro netti al mese, frutto di oltre 40 anni di lavoro e di contributi versati, vengono "fatte passare per ricche". A guadagnarci - anche se di poco - saranno invece le pensioni minime, per le quali è prevista una rivalutazione del 120%: oltre all'adeguamento del 7,3%, ci sarà anche un incremento di ogni mensilità di 1,5 punti percentuali (e di altri 2,7 punti nel 2024) e così i 2,5 milioni di pensionati coinvolti riceveranno 570 euro. Circa 8 euro in più del dovuto, ma Forza Italia punta a fare di più: "Noi diciamo al governo che, scavando nelle pieghe del bilancio è possibile trovare altri fondi per portarle a 600 euro, almeno per chi ha più di 70 anni e un Isee molto basso", dice il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè.
    Anche l'introduzione di quota 103 lascia aperte alcune questioni. La 'pensione anticipata flessibile', così ribattezzata in manovra, consente l'uscita con 41 anni di contributi ed un minimo di 62 anni d'età, ma fissa un paletto che appare disincentivante: un 'tetto' agli assegni che, fino al raggiungimento dell'età pensionabile (67 anni d'età oppure 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne), non può superare cinque volte il valore delle pensioni minime (quindi 2.620 euro lordi). Gli assegni, inoltre, non potranno essere cumulati con altri redditi da lavoro occasionale oltre il limite dei 5mila euro. Sono previste anche delle 'finestre' di uscita: di tre mesi per i lavoratori privati e di 6 per quelli pubblici. Ma per i soggetti che avranno maturato i requisiti il 31 dicembre di quest'anno dovrà attendere per il pensionamento, che scatterà ad aprile 2023 se si tratta di un dipendente privato, o agosto sempre del 2023 se il lavoratore è un dipendente della pubblica amministrazione.
    A creare dubbi è anche 'Opzione donna'. L'anticipo della pensione per le lavoratrici viene prorogato di un anno, ma rimodulato in base al numero di figli. In attesa di vedere la formulazione della norma (nella bozza l'articolo è ancora vuoto), l'ex sindaca di Torino e deputata M5s Chiara Appendino avverte che così si penalizzano le donne che non hanno figli, "colpevolizzando chi ha fatto una libera scelta o chi non ha potuto avere figli pur volendoli". Così la norma è incostituzionale avvertono i giuristi. Secondo Gaetano Azzariti, professore ordinario di diritto costituzionale a La Sapienza, citato da Il fatto quotidiano, si tratta di "una distinzione irragionevole che può portare a sollevare la violazione del principio di uguaglianza".
   

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