E' ricordato da tutti come l'esorcista, eppure don Gabriele Amorth ha una storia più complessa che parte anche da un suo impegno giovanile in politica, poi lasciato per abbracciare la vita religiosa. E fu proprio don Amorth dietro l'organizzazione della consacrazione al Cuore immacolato di Maria pronunciata a Catania nel 1959. Ne parla il giornalista e scrittore Saverio Gaeta nel libro 'L'eredità segreta di don Amorth. Così la Madonna ha salvato l'Italia' (edizioni San Paolo).
Attingendo a documenti originali e a testimonianze ancora inedite, Gaeta ricostruisce uno dei capitoli più interessanti della vita di don Amorth, quello che lo vide stimatissimo mariologo alla direzione del mensile paolino 'Madre di Dio', e fautore presso le alte sedi ecclesiastiche italiane della consacrazione dell'Italia a Maria, come risposta alla richiesta fatta dalla Madonna a Fatima. La consacrazione, inizialmente osteggiata, dopo una peregrinatio che vide protagonisti milioni di fedeli nelle più importanti città italiane, si celebrò a Catania 60 anni fa. L'autore racconta nei dettagli la storia e gli aneddoti del percorso che condusse a questo significativo capitolo della devozione mariana e rilegge alcuni decisivi avvenimenti della nostra nazione a partire proprio da quel segno di protezione mariana.
La parte conclusiva del testo fa invece riferimento anche a un altro impegno della vita di don Amorth: a causa di alcune prese di posizione riguardanti Medjugorje, egli si scontrò con alcuni ambiti ecclesiali. Anche di questa storia Gaeta traccia un percorso di interpretazione e restituzione al lettore di una eredità del grande esorcista, non completamente svelata fino a oggi.
Ultima tappa della vita di don Amorth è stata quella che lo ha fatto conoscere di più: il ruolo di esorcista per la diocesi di Roma affidatogli dal cardinale vicario Ugo Poletti. "Ma lei mi conosce - disse Amorth a Poletti al momento di quella nomina a sorpresa, secondo quanto riferito nel libro -, sa che sono un burlone, un buono a niente, solo a fare scherzi e monellerie...". Ma non riuscì con queste parole ad allontanare quella nomina che esercitò conservando sempre il suo innato senso dell'umorismo.
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