Sono passate in giudicato per "mancata impugnazione" le due sentenze che emesse dal tribunale di Perugia nei confronti dell'ex magistrato romano, Luca Palamara, che ha patteggiato ad un anno e a quattro mesi due dei procedimenti a suo carico a Perugia.
E' quanto si legge nella
relazione che il procuratore del capoluogo umbro, Raffaele
Cantone ha inviato alla procura generale della Corte di appello
di Perugia in vista dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.
Ancora in corso, invece, il terzo procedimento che vede
coinvolto, sempre a Perugia, l'ex presidente dell'Anm, insieme
al magistrato Stefano Rocco Fava.
"Le scelte fatte, che non hanno affatto sconfessato l'ottimo
lavoro svolto nelle indagini - scrive Cantone nella relazione,
nella quale sono omessi i nomi - hanno inteso privilegiare, in
linea con lo spirito della riforma Cartabia, l'esigenza di una
definizione rapida di processi, la cui gestione avrebbe
particolarmente impegnato il tribunale per i prossimi anni,
incidendo in modo rilevante sulla gestione ordinaria dei
dibattimenti".
Cantone nella relazione ricorda che "in entrambi i casi"
Palamara "era chiamato a rispondere di corruzione ed in uno dei
due anche di rivelazione di segreto di ufficio".
"Il primo dei
due procedimenti - scrive il procuratore -, dopo una lunga e
defatigante udienza preliminare costellata da tante eccezioni
processuali, era approdato a giudizio e faceva prevedere un
dibattimento lungo ed articolato; il secondo, invece, era ancora
all'udienza preliminare. Anche a seguito di richiesta dei
difensori dell'imputato, tenendo conto altresì dell'elaborazione
giurisprudenziale più recente, si è ritenuto di modificare
l'imputazione, derubricando le originarie imputazioni di
corruzione in quella di traffico di influenze illecite,
rimettendo in tal modo in termini le parti per concordare la
definizione con patteggiamento ex art. 444 c.p.p.. Anche per
l'altra imputazione si è giunti alla medesima definizione,
patteggiando un aumento in continuazione con la prima sentenza".
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