Almeno 3000 partecipanti, circa
700 tra aziende italiane, ucraine e internazionali (nella
proporzione di un terzo a testa), 500 amministratori locali e
altrettanti rappresentanti della società civile: sono i numeri
degli 'stakeholder' che il governo italiano vuole portare alla
Conferenza per la ricostruzione dell'Ucraina, che verra'
ospitata a Roma il 10 e 11 luglio prossimi e che riunirà leader
internazionali, anche del settore privato, per coordinare e
facilitare la ripresa del Paese dopo le devastazioni
dell'aggressione russa. A fornire i dati è stato l'inviato
speciale della Farnesina per la ricostruzione dell'Ucraina
Davide La Cecilia, parlando con la stampa italiana a margine di
un evento ad hoc organizzato all'ambasciata del nostro Paese a
Washington. Presenti anche il ministro delle finanze ucraino
Serhii Marchenko, l'ambasciatrice d'Italia Mariangela Zappia e
quella d'Ucraina Oksana Markarova, la sottosegretaria al
commercio Usa Marisa Lago, l'assistant administrator di Usaid
Erin McKee, nonchè la vice presidente della Banca Mondiale
Antonella Bassani e il rappresentante del Fondo Monetario
Internazionale in Ucraina Gavin Gray. All'evento ha partecipato
anche Penny Pritzker, rappresentante speciale Usa per la ripresa
economica dell'Ucraina.
"Non sappiamo ancora se e quando ci sarà la pace ma diciamo
alle aziende di essere pronte, di posizionarsi, di cominciare a
vedere i partneriati piu' promettenti e chiaramente la
conferenza di Roma sarà un'occasione unica", ha spiegato La
Cecilia. In programma per il prossimo luglio c'è anche "un
business forum che con una serie di workshop permettera' agli
attori sia italiani che ucraini e internazionali di incontrare
il governo di Kiev e di confrontarsi tra loro per mettere
insieme delle partnership, avvicinandosi sempre di piu' agli
investimenti e alla partecipazione alla ricostruzione". I
settori essenziali, in base alle priorità stabilite da Kiev,
sono l'energia, i trasporti, le infrastrutture, le costruzioni
di abitazioni, la sanita', l'agribusiness, anche se - ha
precisato rispondendo ad una domanda - "non ci sono stime o
ragionamenti su quanto potrebbe guadagnare l'industria
italiana". In contemporanea, ha riferito, "sta andando avanti la
piattaforma dei donatori: abbiamo fatto una riunione a Roma il 9
ottobre scorso e per la prima volta abbiamo visto quella che
chiamiamo single pipeline of project, una singola linea di
progetti prioritarizzati dal governo di Kiev sui quali possiamo
adesso lavorare iniziando a metterli a gara. C'è una piattaforma
digitale che si chiama Dream ed è ampiamente consultabile.
Insieme all'Ice abbiamo creato un portale ad hoc per le nostre
aziende".
Quanto alla stima della cifra necessaria per la
ricostruzione, fissata in 500 miliardi di dollari a fine 2023,
tra febbraio e marzo 2025 dovrebbe uscire una nuova valutazione
aggiornata della Banca Mondiale aggiornata a tutto il 2024. La
raccolta fondi si basa per ora sui 50 miliardi dell'Ukraine
recovery facility ma la speranza, ha detto La Cecilia, "è che
arrivino i 50 miliardi del prestito basato sui fondi russi
congelati. Il Parlamento ha appena approvato il regolamento che
vale da solo 35 miliardi, contiamo di finire il lavoro entro la
fine dell'anno, come programmato nel summit G7 di Borgo
Ignazia".
Aprendo l'evento, l'ambasciatrice Zappia ha assicurato che
"l'Italia è in prima linea a sostegno dell'Ucraina, a livello
bilaterale, come presidenza del G7 e in ogni foro multilaterale,
in difesa dei valori di democrazia, libertà e stato di diritto.
Anche con la Conferenza sulla Ricostruzione dell'anno prossimo
continueremo a svolgere un ruolo di primo piano. Ci
concentreremo inoltre sulla preservazione del patrimonio
culturale e la ricostruzione di centri storici e città, aspetti
chiave del processo di ricostruzione".
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