"Sarebbe auspicabile" che il Porto
di Trieste "diventasse una base Nato essendo posto in una
regione cruciale per il contenimento cinese, sia in termini
economico-commerciali sia in caso di un eventuale conflitto
mondiale". E' un passaggio dell'intervento del presidente di
Confcommercio Trieste, Antonio Paoletti, durante l'incontro
"Priorità nei Porti di Trieste e Monfalcone-Prospettive, scenari
di mercato e riflessi sul territorio".
L'argomento Porto Trieste-Porto Nato inteso come base
logistica, ha precisato Paoletti a margine, "è un argomento di
cui si sta già parlando": "potrebbe essere un'opportunità,
perché vorrebbe significare una base di sicurezza per trasporto
di merci, logistiche, forniture di armi qualora ce ne fosse
bisogno". "Nelle grosse difficoltà del momento geopolitico - ha
aggiunto - con le guerra in Ucraina e in Medio Oriente, ci si
apre la possibilità, vista la collocazione geografica e
geopolitica del porto di Trieste, che questo diventi una base
Nato di sicurezza. Si stanno attrezzando un po' tutti per creare
con un porto importante vicino questi scenari dell'Est Europa
pronto a intervenire, a fornire merci e armi, qualora ce ne
fosse bisogno in caso di escalation".
Tra i temi affrontati anche la via del cotone: "In questo
contesto - ha spiegato durante il suo intervento - il Porto di
Trieste assume sempre di più un ruolo strategico. Il suo futuro
dipende dagli interessi degli attori coinvolti e dall'equilibrio
che l'Italia dovrà trovare. Di sicuro c'è l'interesse degli Usa
affinché il Porto rimanga indipendente da ogni ingerenza,
soprattutto nella ricerca di partner per progetti di sviluppo".
"Ma affinché la via del cotone venga realizzata sarà opportuno
che vi sia una maggiore attenzione alle politiche che
favoriscono la crescita di industrie locali e relazioni
commerciali sostenibili", ha concluso.
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