Ottavo giorno di protesta e
presidio delle aziende dell'indotto alle portinerie dello
stabilimento ArcelorMittal di Taranto, per sollecitare alla
multinazionale il pagamento di fatture per 60 milioni di euro.
Per cercare di scongiurare il blocco della fabbrica,
minacciato in mancanza di garanzie sul ristoro dei crediti,
nella mattinata di oggi ci sarà un primo incontro tra l'azienda
e gli appaltatori dell'indotto, accompagnati dal presidente
della Regione Puglia Michele Emiliano, dal sindaco Rinaldo
Melucci e dal presidente di Confindustria Taranto, Antonio
Marinaro, per cooperare all'aggiornamento della contabilità.
Domani mattina è previsto un ulteriore incontro, alla
presenza dell'ad di ArcelorMittal, Lucia Morselli, per definire
il piano di pagamenti e cercare così di chiudere la vicenda.
L'associazione degli industriali ha chiesto alla
multinazionale, per conto delle imprese, la sottoscrizione di un
documento che preveda impegni precisi sui pagamenti, con
un'unica data di valuta, per almeno il 70% del fatturato. Nei
giorni scorsi sono stati notificati, secondo quanto reso noto
dalla stessa Confindustria, avvisi di pagamento solo alle ditte
di autotrasporto e, con importi parziali, a sei aziende di
servizi dell'indotto. Ma in totale sono 150 le imprese
interessate dai mancati pagamenti ArcelorMittal e hanno alle
dipendenze 6mila addetti. Ieri, durante una riunione nella sede
tarantina di Confindustria, dopo uno scambio di messaggi tra il
governatore Emiliano, il premier Conte e il ministro Patuanelli,
l'ad Morselli ha telefonato al governatore, fissando i due
incontri per oggi e domani che si spera siano chiarificatori.
Anche se lo stesso Emiliano e il sindaco di Taranto Rinaldo
Melucci ieri hanno manifestato "scetticismo" e hanno detto di
"non avere più alcuna fiducia nella multinazionale".
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