Non ci sono sguardi idilliaci o soluzioni facili in Rara, l'opera prima cilena di Pepa San Martin, presentata a luglio nel concorso Generation +13 di Giffoni Experience, e in sala dal 13 ottobre, distribuita da Nomad Film Distribution.
Il film affronta il tema dell'omogenitorialità, attraverso i rapporti e i conflitti che coinvolgono due bambine, la madre che le cresce con la compagna, e il padre delle piccole che decide di lottare per togliere all'ex moglie la custodia delle figlie.
"Questa è una storia pensata per gli omofobi - ha spiegato Pepa San Martin, che si è ispirata a una vicenda reale -.
Dobbiamo abituarci alle differenze. Volevo che il film arrivasse a quelle famiglie non ancora convinte che i bambini possano crescere bene anche in questa realtà''. In Cile, spiega, ''rara' è sinonimo di 'differente'. E chi non si è sentito diverso per una volta nella vita''.
La dramedy, già premiata come miglior film nella sezione Generation Kplus del Festival di Berlino, ha ricevuto al Festival di San Sebastian il Premio Horizontes Latinos e il Sebastiane Latino, come opera latinoamericana della stagione che meglio rappresenta le richieste e i valori di lesbiche, gay, transessuali e bisessuali. Pepa San Martin, raccontando la storia sempre attraverso lo sguardo delle piccole protagoniste, Julia Lubbert e Emilia Ossandon entrambe strepitose, ci fa conoscere Sara (Lubbert), quasi tredicenne, alle prese con il difficile passaggio da bambina ad adulta. La vita, insieme alla sorellina Catalina (Ossandon), con la mamma Paula (Mariana Loyola) e la sua compagna Lia (Agustina Munoz) scorre tra normali conflitti e serenità. Almeno finché Sara, inizia a sentire, a volte, nei rapporti con i compagni e a causa delle domande curiose degli amici, il peso di quella famiglia 'diversa'. Un malessere che motiva il padre Victor (Daniel Munoz), risposato con Nicole (Sigrid Alegria), ad iniziare una battaglia legale per la custodia delle figlie. "Per scrivere la sceneggiatura non sono ricorsa alla consulenza degli psicologi. La cosa più importante è osservare i bambini, e anch'io mi sento in fondo una bambina adulta'', dice la cineasta. Questo film ''parla della crescita, del periodo di conflitto che dobbiamo affrontare per creare la nostra vera identità''. In molti Paesi ''ed è così anche nel mio, non è facile realizzare film che parlino di questo argomento - aggiunge Pepa San Martin - ma è importante scrivere storie come queste, per raggiungere un pubblico diverso da quello che va a vedere solo i blockbuster''.
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