(di Marzia Apice) FEDERICO TADDIA - DANIELE GRASSUCCI, CHI SONO? IO.
LE ALTRE.
E GLI ALTRI (De Agostini, pp.240, 14.90
Euro). "Abbiamo voluto fornire ai ragazzi uno strumento per
specchiarsi, in se stessi e negli altri, perché ogni originalità
ha il diritto di esistere. L'idea era quella di dare voce alle
sfumature". E' una finestra aperta sul variegato, complesso ed
entusiasmante mondo della cosiddetta Generazione Z il libro "Chi
sono? Io. Le altre. E gli altri" (De Agostini, in libreria dal 4
maggio) che il giornalista Federico Taddia ha scritto insieme a
Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net.
Con una grafica accattivante e un linguaggio diretto e privo
di retorica, il libro presenta il risultato di un'indagine
condotta (con la collaborazione di Skuola.net) su 30mila ragazzi
dai 12 ai 17 anni ai quali sono state sottoposte 100 domande
(chiuse e aperte) relative a temi identitari, individuali e
collettivi, dall'amicizia all'amore, dal corpo al mondo dei
social, dal credo al futuro, e poi impegno, rabbia, paura,
passioni, rivoluzioni. Le domande sono semplici, le risposte
invece svelano l'anima, ferita sì ma anche determinata, di una
generazione che in questi ultimi mesi, spesso in silenzio, ha
pagato un prezzo alto, subendo forse più di tutti la reclusione
forzata imposta dall'emergenza sanitaria.
Il risultato è che dal volume, pensato come strumento utile
ai ragazzi ma anche agli adulti, di certo non emerge nessun
giudizio univoco sui giovani intervistati, ma solo la voglia di
comprenderne sogni e bisogni, dubbi, frustrazioni e certezze:
"Abbiamo fatto un vero e proprio viaggio in questa generazione e
per fortuna è impossibile generalizzare", spiega Taddia
intervistato dall'ANSA, "quello che abbiamo capito è che gli
adolescenti di oggi hanno la consapevolezza delle proprie
potenzialità e dei punti deboli e sanno esprimere fragilità e
paure. Questi ragazzi hanno dubbi sugli adulti, ma anche sulla
scuola, che vedono stantia e diversa da loro per stimoli,
aspettative, modalità e tempi, e sulle istituzioni. E poi si
appoggiano tanto sulle amicizie, un aspetto quest'ultimo forse
accentuato proprio dalla chiusura degli ultimi mesi".
Non si sono ripiegati nei social, unico sfogo nella pandemia?
"Le risposte rivelano che gli adolescenti si sono stancati dei
social, ne hanno scoperto i limiti in tema di relazioni",
afferma il giornalista, "hanno ripreso confidenza con il
concetto di passione, dalla chitarra agli scacchi. In generale
con la pandemia hanno avuto più tempo per loro, per fare e anche
per annoiarsi: sono meglio di quello che pensavamo, hanno solo
bisogno di spazi e tempi per farsi capire e per farsi scoprire".
Nel libro emerge nei ragazzi una grande voglia di fare, e
quindi, anche la speranza nel domani che li attende. "Gli
adolescenti intervistati pensano di poter essere protagonisti di
grandi cambiamenti nel futuro, forse anche sulla scia del
fenomeno Greta Thunberg", afferma. "Forse hanno capito che ora è
il loro turno per salvare il nostro Pianeta, e che è l'ultima
possibilità non solo sul tema della sostenibilità, ma anche
nella lotta alla corruzione, nel rivoluzionare la scuola, nel
ripensare il concetto di famiglia, nell'arginare omofobia e
razzismo che ritengono incompatibili con la loro idea di società
e mondo". E degli adulti, che opinione hanno? "Non si sentono
migliori di mamma e papà, credono abbastanza ai loro adulti di
riferimento, dai genitori agli insegnanti, e si fidano -
prosegue -, se c'è una accusa è quella dell'assenza dei
genitori, di non essere considerati abbastanza e di avere poca
voce in capitolo in famiglia".
Cosa e quanto abbiamo sbagliato con gli adolescenti
nell'ultimo, difficile anno? "Siamo stati tutti travolti, credo
però che in questo tsunami gli adolescenti siano stati lasciati
da parte. Pensando che in qualche modo se la sarebbero cavata, è
mancato un focus di attenzione su di loro - afferma -. La scuola
poi ha reagito dove ha potuto, è stata una lotteria, a volte ha
funzionato altre no. Ma di certo è mancato il contatto, la
socialità, la trasgressione delle regole, ed è contestualmente
aumentato il conflitto con i genitori. I ragazzi hanno vissuto
un periodo contro natura. Basta guardare quello che è emerso sul
tema delle paure: hanno detto di aver timore di far male alla
famiglia portando a casa il virus, di non vivere pienamente
l'adolescenza, di non sapere cosa accadrà la prossima settimana,
di essere tristi. Emerge anche la paura della morte, quando
invece a questa età ci si dovrebbe sentire immortali. Tuttavia
in questi mesi si sono verificati anche dei rimescolamenti nelle
relazioni e molti cambiamenti positivi in famiglia, perché con
la convivenza forzata finalmente ci si è conosciuti".
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