(di Paolo Petroni)
''La storia dubito sia una scienza
- sosteneva Josè Saramago, premio Nobel portoghese per la
letteratura, scomparso nel 2010 e di cui si celebra mercoledì 16
novembre il centenario della nascita nel 1922 - E' più fiction
che scienza. La storia ufficiale registra solo una parte del
reale. Compito del romanziere è reinserire in essa, grazie alla
fantasia, tutto ciò che non è visibile e non registrato, per
arrivare a riferire di un'esperienza umana nella sua
completezza''. Una completezza che comprende il fantastico e le
proiezioni e creazioni mentali, considerati elementi non meno
realistici dell'esistenza umana, come di quelle particolari
realtà storiche da cui partivano spesso le sue narrazioni, i
suoi romanzi.
Esemplari in questo senso i suoi titoli più celebri, da
quello che per primo lo rese noto all'estero, 'Memoriale del
Convento' (storia d'amore in cui d'amore non si parla mai), a
'L'anno della morte di Riccardo Reis' (omaggio a Pessoa e i suoi
alter ego, in cui forse era più verità che nel suo vero io),
sino ai piu' celebri e amati, da 'Cecita'' (un'epidemia
metaforica dell'uomo che non vede il male dei suoi
comportamenti) a 'Tutti i nomi' (un impiegato dell'anagrafe
attratto dalla scheda di una sconosciute e dedito alle
contrafafzioni giocando sul labile confine tra i vivi e i
morti), cui si aggiungono 'La caverna' (il mito dell caverna di
Platone reinterpretato al tempo del consumismo), 'La zattera di
pietra' (parabola sul destino della penisola iberica, staccatasi
dalla francia e che vaga nell'oceano), 'Le intermittenze della
morte' (in un certo paese non si muore più e questa situazione
crea un senso nuovo a tutto in un gioco in blico tra assurdo e
realismo), sino all'ultimo lavoro, 'Caino' (Un Caino rivisitato
che ce l'ha con il suo destino e con Dio, sino a sabotare il
progetto di Noè con l'Arca), mentre sono usciti postumi il
giovanile 'Claraboia', ambientato in (un condominio in cui si
mescolano i destini di tutti gli abitanti) e lì'opera cui stava
lavorando quandò è morto, 'Alabardas', romanzo impegnato sui
temi della pace e l'impegno civile, rimasto incompiuto. E perq
uesto centenario ecco in italiano il suo primo, dimenticato
romanzo del 1947 'La vedova' e dito da Feltrinelli,
contemporaneamente a 'I suoi nomi', una corposa biografia lungo
le immagini di una vita, a cura di Garcia Schnetzer e Ricardo
Viel, con l'avvallo della moglie Pilar.
In Italia, paese cui era legato, Saramago ha avuto particolare
fortuna, due lauree Honoris causa a Roma e a Siena, varie
trasposizioni teatrali, l'omaggio di due Meridiani Mondadori,
pur essendo molto critico con la Chiesa (''Non rispetto il
Vaticano, amministratore della fede'') che lo ha attaccato per i
suoi romanzi a tema religioso, come il Gesù troppo umano de 'Il
Vangelo secondo Gesu Cristo', e, durante i suoi lunghi anni di
governo, con Berlusconi, attaccato in vari modi specie negli
scritti del suo blog raccolti in ''Quaderno'', che il suo
editore di sempre, Einaudi, si rifiutò di pubblicare, così che
lo scrittore lo lasciò per Feltrinelli.
Saramago, di povera famiglia, è costretto a abbandonare gli
studi e ha varie occupazioni. Inizia poi a lavorare in un
giornale e esordisce come narratore che si ispira al realismo
socialista ('Terra do pecado' del '47) osteggiato dal potere
fascista di Salazar. Forse per questo non scriverà più per quasi
trent'anni, ritrovando la propria libertà espressiva dopa la
Rivoluzione dei Garofani nel 74 e la caduta della dittatura,
pubblicando prima alcuni volumi di poesie , nel 1980, 'Una terra
chiamata Alentejo', saga rurale tradizionale in cui però sulle
storie reali cominciano a innestarsi sviluppi più fantastici.
E' l'inizio di un Saramago nuovo e più importante e del suo
particolare stile, in cui si fondono narrazione e discorso
diretto di piu' personaggi come un flusso unico, in cui tutto
riesce misteriosamente distinguibile senza eccessi e maniera
barocca e con una personalissima punteggiatura, conservando una
lucida modernità, una dialettica coinvolgente per il lettore su
note ironiche e di una serena ma profonda malinconia
esistenziale. Comunista da sempre e convinto che ''un
intellettuale, piu' è in vista, piu' ha il dovere di esporsi per
protestare e denunciare le ingiustizie'', con le sue prese di
posizione, il suo atteggiamento verso la Chiesa e l'impegno dei
suoi romanzi, pur avendo attirato l'attenzione sulla letteratura
e la cultura portoghese grazie al suo Nobel, ha spesso diviso e
ancora in parte divide critica e pubblico nel suo paese, tanto
che decise di passare gli ultimi anni nelle Canarie, dove è
morto, anche se oggi è sepolto a Lisbona.
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