(dell'inviata Mauretta Capuano) Peter Cameron, l'autore di Un giorno questo dolore ti sarà utile, il suo longseller rilanciato su TikTok, arriva al Salone del Libro di Torino con un libro che raccoglie una serie di racconti scritti tempo fa, quasi tutti inediti in Italia, che ci rivelano un aspetto poco esplorato della sua scrittura: 'Che cosa fa la gente tutto il giorno? (Adelphi).
"È un po' strano, però è molto bello vedere questi racconti
in forma di libro pubblicati in Italia perché ho cominciato, da
giovane, scrivendo proprio racconti ed ero pieno di passione,
entusiasmo di raccontare un sacco di cose" dice all'ANSA Cameron
che domani sarà protagonista di un atteso incontro.
"Il racconto
è la forma perfetta quando sei un giovane scrittore. Ho un
grande affetto per tutte queste storie. Ho con loro quasi una
relazione vitale. Ricordo molto bene quando e come le ho
scritte. Rappresentano una parte importante della mia produzione
come scrittore che in Italia non è tanto conosciuta" sottolinea.
"Quando uno ha un figlio, poi il figlio cresce e il rapporto
cambia, invece con una storia questo non avviene perché resta
sempre come è" dice lo scrittore che vive per la maggior parte
del tempo in Vermont e anche a New York.
Lo scrittore ci ha abituato a intervalli lunghi tra un suo
libro e l'altro. Ma sta pensando a una nuova storia? Racconterà
la pandemia? "Non so esattamente che cosa scriverò o quando.
Gli anni della pandemia sono stati molto duri per tutti ed è un
periodo ancora troppo vicino al presente, troppo vivo nella
nostra memoria per permettermi di avere una distanza tale da
poterlo considerare come argomento di scrittura. Ci vuole un po'
più di distanza e non mi sento in questo momento di scrivere
cose sul Covid" spiega. "Le mie pause sempre sono più lunghe. Al
momento non sto scrivendo nulla di particolare. Comincio a
pensare: 'non mi verrà mai più nessuna idea. Poi dico, però in
passato ho scritto tante cose e ho comunque fiducia" aggiunge.
In Che cosa fa la gente tutto il giorno? i protagonisti sono
persone che cercano se stesse. Tra queste un uomo che ha una
cagnolina che la notte porta a spasso. Preferisce far credere
alla moglie di avere un'amante anzichè rivelarle questo suo
segreto. "Le mie storie sono tutte inventate, tutte nascono
dalla mia immaginazione. Quasi mai trovo spunto nella vita
reale. La storia della cagnolina segreta è la prima che ho
scritto, ero ancora al College, era il 1980, sono passati 42
anni. All'epoca non mi sono neppure reso conto di cosa stavo
facendo" spiega e aggiunge: "È vero, sono tutte persone alla
ricerca di se stesse, ma per potersi trovare bisogna rapportarsi
agli altri".
Lei non ama l'autofiction che va tanto di moda? "Non scrivo
autofiction, perché scrivo per liberare me stesso da me stesso e
perché mi piace esplorare altre vite e persone. Non prendo mai
spunto dalla mia vita , non la trovo adatta, è noiosa. Ho
bisogno di affidarmi all'immaginazione per creare storie e
personaggi. Come lettore però non escludo di leggere autofiction
se è ben fatta e coinvolgente".
Cosa pensa di questi tempi segnati da guerra e pandemia? "In
un certo senso, se uno ci riflette, penso che tutti sempre
abbiano vissuto in un momento che gli sembrava particolarmente
difficile. Sono pochissime le persone che guardandosi attorno
possono dire di vivere felicemente, senza nessuna
preoccupazione. Questa è una cosa a cui penso molto soprattutto
quando vengo colto dallo sconforto, da quello che succede là
fuori. È vero che viviamo in periodi duri e difficili ma è come
se fossero la normalità. La cosa importante è non perdere la
speranza" dice e aggiunge: "Certo, il riscaldamento globale è un
problema serio che dobbiamo tenere in considerazione. Quando
scrivo tendo a lasciare da parte queste considerazioni sul mondo
in generale, tendo a soffermarmi sulle piccole vite dei miei
personaggi" racconta.
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