(di Mauretta Capuano)
Le persone migranti si sentono sempre
in viaggio, sospese sul senso di appartenenza: si appartiene al
luogo in cui si nasce o al luogo dove si muore? Arianna
Farinelli esplora questa condizione di vita nel suo nuovo
romanzo 'Gli ultimi americani' pubblicato da Mondadori. I tre
protagonisti: uno scrittore sudamericano volutamente senza nome,
la sua compagna sudamericana Lola e Alma, scrittrice di un
quartiere povero della periferia romana da tempo negli Stati
Uniti, che stringerà con loro un legame di amore e profonda
amicizia, sono fuggiti da un passato che non si cancella mai. Si
trovano tutte e tre a New York, Lola e lo scrittore sono
scappati dalla Colombia, lei è immigrata clandestina, lui un
rifugiato politico. Alma li conosce ad una competizione di
storytelling. Sono loro gli ultimi americani.
"Come gli uccelli migratori, che sono una forte metafora nel
romanzo anche gli esseri umani migrano per scappare dalla
guerra, ma anche dalla povertà. Tutta la vita può essere
considerata una tenace e a volte purtroppo disperata migrazione
dal dolore verso la felicità. I miei profughi scappano da una
guerra che è a bassa intensità, quindi diversa dalla guerra che
vediamo oggi in Ucraina che è ad alta intensità, di invasione"
dice all'ANSA la Farinelli, politologa e scrittrice nata a Roma
nel 1975 che da vent'anni vive negli Stati Uniti.
Ma come pensa evolverà questa guerra? "Siamo ad un punto in
cui le cose stanno precipitando: l'Occidente è sempre più
coinvolto nella guerra, il negoziato di pace si allontana sempre
di più. Spero che non si arrivi a soluzioni come l'uso di armi
nucleari perché sarebbe un disastro per tutti. L'America è già
in guerra e questo è anche il sentire della maggior parte degli
americani. Lo dimostrano sia le spese militari - Biden ha
chiesto al Congresso 813 miliardi di dollari di spese per la
difesa, di cui 700 per armamenti - e tutte le armi che sono già
state consegnate agli ucraini, all'inizio solo difensive e da
pochi giorni anche offensive" spiega la Farinelli. E aggiunge:
"gli Stati Uniti, l'Australia e l'Inghilterra hanno deciso di
investire in missili ipersonici perché la Russia li ha
utilizzati. Tutte cose molto preoccupanti".
In Colombia, il paese da cui provengono Lola e lo scrittore,
"c'è una guerra civile da decenni e nei confronti dei profughi
sudamericani gli Stati Uniti sono stati molto duri. La frontiera
tra il Messico e gli Usa è chiusa da due anni per tutti, ma per
i profughi ucraini e per i russi che scappano dal regime di
Putin è aperta. Non solo, Biden ha detto che ammetterà 100 mila
ucraini come rifugiati. Un atteggiamento completamente diverso
perché l'empatia è un sentimento selettivo oltre che
estremamente transitorio. Siamo portati a immedesimarci di più
con le persone che ci assomigliano".
Ma chi sono gli ultimi americani del titolo che si ispira al
libro degli anni '60 'Poesia degli ultimi americani' di Fernanda
Pivano dedicato alla beat generation? "Sono i miei protagonisti
perché sono americani di immigrazione recente. Ma c'è anche una
questione psicologica: quando una persona migra sente di non
appartenere più al Paese dal quale è partita ma neppure a quello
dove è arrivata. La bambina nella storia si chiama Nanda in
omaggio alla Pivano".
Lo scrittore è un uomo tormentato, pensa al suicidio. "Come
dice Alma - spiega la Farinelli - tutto quello che voleva fare
nella vita era scrivere però più lo desiderava e più la
scrittura sembrava sfuggirli. Poi si scopre che in realtà i
suoi libri li ha scritti Lola e il suo legame con Alma sarà
predominante". Entrambe hanno subito violenze e, dice la
Farinelli, "accade a tante donne e non si racconta. Se guardi la
guerra in corso: le vittime sono i bambini e le donne abusate
sessualmente" dice la Farinelli che sta già scrivendo un nuovo
romanzo: "è ambientato negli anni Ottanta negli Stati Uniti e
racconta di italo americani che volevano fare la rivoluzione
comunista in America fuori tempo massimo. Si basa su una storia
realmente accaduta".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA