''Trasmettere una memoria corretta sulla realizzazione de La dolce vita'''': a questo si appella Umberto Rondi, figlio dello sceneggiatore e regista Brunello Rondi, che rivendica la partecipazione del padre alla sceneggiatura, in polemica con il regista Giuseppe Pedersoli, autore della docufiction ''La verità sulla Dolce vita'', presentata alla Mostra del cinema di Venezia.
''Si tratta di due sequenze in cui l'attore che impersona
Giuseppe Amato apre e sfoglia, inquadrato in primissimo piano,
il copione, proveniente dall'archivio di Amato, che riporta i
soli nomi di Federico Fellini,Tullio Pinelli ed Ennio Flaiano
quali sceneggiatori della ''Dolce vita'', inquadratura che, però
- spiega Rondi -, non corrisponde alla nota e storica verità
delle cose (resa pubblica, come ampiamente noto, già
sessant'anni fa dai titoli di testa del film, dalla Siae, dalla
storiografia etc), essendo stato Brunello Rondi uno
sceneggiatore centrale della Dolce Vita avendo partecipato non
solo alla sceneggiatura del film, ma anche, in larga parte da
solo con Fellini, alla riscrittura di buona parte della stessa
prima e durante le riprese, cosa ben raccontata dal maggiore
biografo di Fellini e della stessa ''Dolce vita'', il compianto
critico Tullio Kezich nel suo celebre diario sulla lavorazione
del film, forse il testo più importante e dettagliato mai
pubblicato sul film di Fellini, come sia dai titoli di testa del
film sia dalla Siae etc''.
Per Umberto Rondi, ''tale inquadratura, infatti, pur
rispecchiando materiale originale, è gratuitamente e inutilmente
omissoria e quindi offensiva nei confronti di mio padre e della
conclamata storiografica cinematografica. Deliberatamente,
oltretutto, poiché Pedersoli, per onestà intellettuale e
rispetto della verità e del lavoro e della memoria di Brunello
Rondi, poteva tranquillamente tagliarla e nulla avrebbe tolto al
film stesso".
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