In quel futuro distopico al quale oramai sempre più film attingono, si colloca anche 'Seven Sisters' di Tommy Wirkola, film passato al Torino Film Festival che parte con un'idea niente male (il controllo delle nascite, ovvero solo un figlio per coppia, in una terra sovrappopolata). Il lungometraggio di oltre due ore, che sarà in sala dal 30 novembre distribuito da Koch Media, è un thriller sci-fi che vede Noomi Rapace in un'ambiziosa performance, quella di rivestire i ruoli di ben sette personaggi. Sette donne non certo facili da portare avanti, essendo sette gemelle. "É stato difficile, ho dovuto guardare entro me stessa e al mio passato", dice l'attrice oggi a Torino. Nel cast anche Willem Dafoe, il nonno di queste sette sorelline, capace di pianificare metodicamente per loro un futuro difficile, e Glenn Close, nel ruolo di una cattiva e spietata scienziata. Cosa accade nel film che in originale è titolato What Happened to Monday? Semplice, il mondo è malato di sovrappopolazione e l'aumento incontrollato delle nascite ha costretto i governi di tutto il mondo a mettere in atto la politica del Figlio Unico istituita dal Bureau per il Controllo delle nascite diretto dalla Dott.sa Cayman (Close). Un protocollo che impone l'ibernazione dei figli in eccesso. Vale a dire, dal secondo genito in poi, chi nasce farà un lungo sonno in attesa di un mondo meno affollato. Quando una donna muore durante il parto di sette gemelle (Rapace), il nonno delle neonate (Dafoe), per salvarle tutte, le chiude in casa chiamandole Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato e Domenica. Ognuna di loro così potrà uscire di casa solo nel giorno della settimana corrispondente al suo nome con l'unica identità di Karen Settman e, ovviamente, il divieto assoluto di rivelare il segreto della loro famiglia. Nascoste per sei giorni a settimana, le sette gemelle sono libere di essere loro stesse solo nel loro appartamento. Tutto procede bene fino a che, un giorno, Lunedì non fa più ritorno a casa. Toccherà alle sue sei sorelle investigare sulla scomparsa della maggiore, anche se questo significa uscire al di fuori del giorno stabilito.
"Inizialmente dovevano essere sette fratelli, ma poi Tommy mi ha chiamata per dirmi che aveva scelto me. Mi sono sentita adulata - dice a Torino l'attrice svedese lanciata da Uomini che odiano le donne -. C'è voluto un anno per lavorare sulle sette individualità delle protagoniste. Insomma è stato difficile. Tutte e sette le sorelle dovevano essere reali e credibili, avere caratteristiche abbastanza forti, senza che rientrassero però in dei cliché alle Spice Girls. Vale a dire una dolce, una sexy... La mia prima fonte di ispirazione è stata così guardare a me stessa e rivivere le fasi della mia vita. Un esempio, da teenager ero molto ribelle, ho vissuto poi un periodo mondano come Sabato, poi da mamma sono ancora cambiata". Infine sul difficile equilibrio tra condivisione e egoismo, spiega Noomi Rapace: " Io sono una mamma e mi trovo in conflitto tra essere una madre e una donna che lavora. Bisogna prima o poi trovare questo equilibrio in una società così estrema come quella di oggi"
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