Circa 70 opere, tra cui dieci di Van Gogh, selezionate tra quelle custodite nelle collezioni del Kroller Muller Museum di Otterlo, racconteranno il cruciale sviluppo dell'arte europea a cavallo tra il XIX e XX secolo in una grande mostra allestita dal 28 ottobre al 13 marzo negli spazi del Palazzo della Gran Guardia di Verona.
Capolavori del grande maestro olandese, di Seurat, Signac, Mondrian e molti altri documenteranno la straordinaria avventura del colore che caratterizzò le correnti del Post-impressionismo e le nuove tecniche che si apprestavano a trasformare radicalmente il concetto di pittura nel vecchio continente.
Intitolata 'Seurat-Van Gogh-Mondrian. Il Post-impressionismo in Europa', l'importante esposizione è stata promossa dal Comune di Verona, con il supporto della Fondazione Arena, e prodotta e organizzata da Arthemisia Group in collaborazione con il celebre museo olandese. A curarla Liz Kreijn e Stefano Zuffi, che hanno scelto le opere più significative delle prestigiose raccolte del Kroller Muller Museum, istituzione non facilmente accessibile anche per la sua collocazione in mezzo alle campagne. Ecco dunque che dipinti capitali di Signac o Seurat potranno illustrare quella svolta di fine '800, quando prendeva piede la tecnica francese del pointillisme, detto anche divisionismo per via della composizione divisa del colore, in quanto non steso sulla tela in maniera uniforme e tradizionale, bensì ottenuto tramite puntini o trattini di molti colori diversi, una fitta picchiettatura che l'occhio inevitabilmente fondeva insieme.
All'epoca, moltissimi artisti si erano cimentati con questo nuovo modo di dipingere, che assunse le declinazioni più diverse nell'urgenza di esprimere travagli interiori o suggestioni suscitate dall'osservazione della natura e del paesaggio. Tra i collezionisti da subito più appassionati della produzione post-impressionista figura proprio Helene Kroller-Muller, moglie di un ricchissimo industriale olandese (e fondatrice del museo), che ha raccolto le opere di maestri indiscussi, primo fra tutti Van Gogh. Nei brevi, drammatici anni trascorsi in Francia, l'artista riuscì a infondere alle pennellate un'inedita drammaticità, una forza profonda capace di imprimere forti emozioni sulla tela.
E nel volgere di pochi decenni, queste premesse portavano alla rivoluzione radicale dell'astrattismo consumata da un altro genio olandese, Piet Mondrian. Il percorso espositivo si apre con l'artista-chiave del post-impressionismo, vale a dire Georges Seurat, che nella sua breve esistenza era riuscito a creare uno stile raffinatissimo, basato su una complessa e rigorosa teoria scientifica dei rapporti tra luce e colore. Nasce così il Pointillisme, testimoniato da opere come la memorabile 'Domenica a Port-en-Bessin' del 1888 o da 'La Sala da pranzo' di Paul Signac, che usava la nuova tecnica per dare vita ai paesaggi della Costa Azzurra, accesi da toni luminosi e solari.
E mentre anche il Simbolismo, attraverso maestri come Denis, guardava alla composizione divisa del colore, era l'avventura umana e artistica di Van Gogh a mettere i reali presupposti della rivoluzione pittorica. Attraverso un gruppo eccezionale di ben otto dipinti e due disegni di Van Gogh del periodo francese, la mostra mette a confronto la visione del mondo serena di Seurat con quella nevrotica di Vincent. Capolavori appassionati come 'Il seminatore' e il 'Paesaggio con fasci di grano e luna che sorge' sono punti di partenza fondamentali per lo sviluppo dell'espressionismo. L'ultimo capitolo dell'esposizione è infine incentrato sulla scelta radicale di Piet Mondrian, che durante la prima guerra mondiale compiva il definitivo passaggio all'astrattismo, suddividendo il campo della tela in riquadri di colore. Dell'artista sono in mostra quattro opere storiche, realizzate a partire dal 1913: 'Composizione n. II', 'Composizione a colori B', 'Composizione con griglia 5: losanga, composizione con colori' e 'Composizione con rosso, giallo e blu'.
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