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Silvio Orlando, da Sorrentino ai 'Lacci' di Starnone

Silvio Orlando, da Sorrentino ai 'Lacci' di Starnone

L'attore sarà tra protagonisti di The Young Pope e poi a teatro

ROMA, 18 agosto 2016, 14:45

Daniela Giammusso

ANSACheck

Silvio Orlando - RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvio Orlando - RIPRODUZIONE RISERVATA
Silvio Orlando - RIPRODUZIONE RISERVATA

  "Due cose ho sempre cercato di fare nella vita, senza mai riuscirci: sciare e imparare l'inglese. In entrambe sono sempre allo stesso punto: mai andato oltre lo spazzaneve, né superato 'the pen is on the table'". A raccontarlo, con la sua proverbiale autoironia, è Silvio Orlando, che invece negli ultimi tempi, almeno nell'inglese, ha dovuto dare immensa prova del proprio sforzo. Per Paolo Sorrentino è infatti tra i protagonisti di 'The Young Pope', la miniserie del regista Premio Oscar per Sky, Hbo e Canal+, che sarà presentata in anteprima il 3 settembre come evento speciale alla 73/a Mostra del cinema di Venezia e poi in onda da ottobre in Italia, Regno Unito, Germania, Irlanda, Austria, Francia e Stati Uniti.
    Nella trama ancora segretissima, accanto a Jude Law nel ruolo del contraddittorio Lenny Belardo, alias Pio XIII, primo Papa americano della storia, Orlando vestirà l'abito talare del Cardinal Voiello, "segretario di Stato della Città del Vaticano". E proprio qui, racconta, "per la prima volta ho provato a recitare in inglese. Com'è andata? Mi sono trovato malissimo, ovvio".
    Meglio andrà in autunno a teatro con le prove di 'Lacci', spettacolo che Armando Pugliese ha tratto dal romanzo di Domenico Starnone (il Premio Strega già autore di 'Ex Cattedra' e 'Sottobanco' da cui fu tratto il film e lo spettacolo 'La scuola', sempre con Orlando), a dicembre al Bellini di Napoli e poi in tournée anche al Franco Parenti di Milano e al Piccolo Eliseo di Roma. "Al centro c'è la famiglia - racconta Orlando - ma da un punto di vista molto scuro, radicale. La famiglia come peggior luogo dove far crescere i sentimenti. Insomma, dopo il Family Day, il Family Night: questa la visione di Starnone, che di famiglie ne ha avute almeno un paio".
    Come nel romanzo, protagonisti sono Vanda e suo marito, dopo che lui se n'è andato di casa, lasciando lei in una tempesta di rabbia e domande senza risposta. Sposati giovani negli anni '70 per desiderio d'indipendenza, si sono ritrovati con una famiglia a carico, oggi più segno di arretratezza che di autonomia. "E' il racconto della dissoluzione di un gruppo familiare - prosegue Orlando - con un marito che ha tradito e che è stato ripreso in casa, ma non è stato mai perdonato fino in fondo. La ferita non si chiude più, anzi si riapre in continuazione con un risentimento che purtroppo si riverbera nei figli, come un sasso lanciato in uno stagno. Bisognerebbe chiedersi perché, sempre più spesso, accade questo", aggiunge l'attore, che in scena sarà affiancato da Maria Laura Rondanini, sua moglie anche nella vita ma nei panni della figlia ("e questo dice che qualcosa non va", scherza) e poi Vanessa Scalera, Roberto Nobile, Sergio Romano e Giacomo De Cataldo.
    "Dovremmo preservare la famiglia - prosegue Orlando - aiutarla a crescere. Invece, basta leggere la cronaca: prima se avveniva un omicidio si puntava l'indice verso l'immigrato, oggi si cerca subito il marito, il figlio, il nipote". Ma in Italia, da poche settimane, il volto della famiglia sta cambiando anche grazie alla legge sulle unioni civili. "Con mia moglie abbiamo atteso così a lungo la norma sulle coppie di fatto - dice Orlando - che alla fine, disperati, ci siamo sposati. In questo caso, ben venga il cambiamento. Siamo un po' in ritardo, ma l'Italia è un paese che sulle cose arriva o dieci anni prima o dieci anni dopo. Non ci piace cambiare. Siamo un popolo degli scantinati: non si butta nulla, si tiene tutto, fino a quando poi ci crolla addosso la casa. Ma alla fine il problema vero è nella sostanza, più che nelle formule. Ovvero come vivere assieme e condividere un luogo senza scannarsi".
   

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