La condotta degli imputati è stata
"inequivocabilmente la condizione necessaria" che ha portato
alla morte di Giuseppe Uva. Lo scrive la Procura generale di
Milano nel ricorso presentato nei giorni scorsi in Cassazione
contro la sentenza della Corte d'Assise d'Appello che ha
confermato l'assoluzione per due carabinieri e sei poliziotti a
processo per la morte dell'operaio, avvenuta nel 2008 a Varese.
Nelle motivazioni del verdetto, i giudici di secondo grado di
Milano scrivevano che non è possibile sostenere la sussistenza
del "nesso causale" tra la condotta degli imputati e il decesso
dell'operaio. Diversa la ricostruzione del pg Gaballo, che
afferma invece che se gli "imputati non avessero operato al di
fuori dei loro poteri, il signor Uva sarebbe tornato a casa e,
non subendo alcun trattenimento contro la sua volontà, non si
sarebbe agitato, non sarebbe stato portato in ospedale, non gli
sarebbero stati somministrati i farmaci e con ogni probabilità
sarebbe ancora vivo".
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