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Argiolas vini, 'dazi altro colpo in crisi economica generale'

Argiolas vini, 'dazi altro colpo in crisi economica generale'

Bottiglie verso Usa ferme a Livorno in attesa di novità

CAGLIARI, 03 aprile 2025, 16:31

Redazione ANSA

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I dazi imposti da Trump sulle merci importante negli Stati Uniti rappresentano un "altro colpo in una crisi economica generale che sta già da tempo determinando un calo dei consumi di vino che subisce anche alcune politiche di demonizzazione". Lo dice all'ANSA Valentina Argiolas, direttrice marketing e comunicazione dell'omonima azienda sarda che produce il pluripremiato Turriga.

"Il mercato Usa per noi è il terzo dopo Italia, che rappresenta il 60% del nostro fatturato, e la Germania - sottolinea - Esportiamo circa 200mila bottiglie, il 10% del fatturato totale, ma da due settimane l'importatore americano ha temporaneamente sospeso le partenze per gli States e 20 pedane dei nostri vini sono ancora ferme a Livorno, dove c'è il deposito, a causa di un un accordo dei sindacati di tutti gli importatori di vino americani per bloccare le importazioni in modo da far sentire la loro voce al governo. A oggi non abbiamo nessuna novità ma attendiamo di ricevere notizie nelle prossime ore".

Ma come si risponde ai dazi? "L'idea - spiega Argiolas - potrebbe essere quella di far attutire il costo tra importatore e produttore, così come aveva fatto la Francia con gli altri dazi introdotti da Trump nel suo primo mandato - osserva Argiolas - senza riversarlo sul prezzo finale del prodotto. Però questa è solo un'ipotesi, noi non sappiamo se sarà fatto: sicuramente, ci sarà un aumento dei prezzi e un ulteriore calo dei consumi che sono già in calo". 

Coldiretti: "confidiamo fino all'ultimo nella diplomazia italiana"

"È essenziale evitare che la tensione commerciale tra Europa e Stati Uniti si trasformi in un conflitto dagli effetti disastrosi, con ripercussioni dirette su cittadini e agricoltori da entrambe le parti. Un'escalation dei dazi metterebbe a rischio interi settori produttivi, colpendo non solo le aziende ma anche i consumatori. A questo si aggiunge la crescente minaccia dell'italian sounding, un fenomeno che già oggi sottrae all'economia italiana miliardi di euro e che interessa da vicino anche la Sardegna, le cui eccellenze - pensiamo al pecorino - sono sotto attacco". Lo dice all'ANSA Battista Cualbu, presidente di Coldiretti Sardegna.

"Al di là delle decisioni americane, l'Italia e l'Europa unita devono proseguire il dialogo, perché la logica dei dazi e delle ritorsioni commerciali si è dimostrata nel tempo miope e dannosa per tutti - aggiunge - Serve una soluzione diplomatica da portare avanti in sede europea, perché solo con una posizione forte e unitaria possiamo realmente difendere le nostre imprese".

"Nel primo mandato di Trump, il pecorino romano fu risparmiato dai dazi della prima ondata e auspichiamo che anche questa volta possa esserci un esito positivo, non solo per questo prodotto simbolo della Sardegna, ma anche per il vino e l'olio, pilastri delle esportazioni sarde negli Usa - osserva -. Siamo certi che i consumatori americani, ormai affezionati ai prodotti italiani e sardi, continueranno a sceglierli, ma è evidente che un sistema basato sui dazi finirebbe per colpire soprattutto le fasce di popolazione meno abbienti, che vedrebbero ridotte le proprie possibilità di accesso a prodotti di qualità".

"Confidiamo fino all'ultimo nella diplomazia italiana, con la consapevolezza che il principio di reciprocità debba rimanere il pilastro di ogni accordo - conclude Cualbu - Solo così possiamo garantire la tutela degli alti standard qualitativi, delle norme sanitarie, ambientali e produttive che caratterizzano l'agroalimentare italiano ed europeo". 

Consorzio Pecorino Romano: 'bisogna riequilibrare il mercato ripristinando i premi all'export'

"La risposta dell'Unione Europea ai dazi di Trump potrebbe servire a ridistribuire le risorse derivanti dalle imposte doganali ai prodotti Usa alle aziende che esportano su quel mercato e sono colpite in maniera tangibile". E' l'ipotesi avanzata dal presidente del Consorzio del Pecorino Romano Dop, Gianni Maoddi, che all'ANSA parla di un ripristino dei "premi all'esportazione".

"Abbiamo bisogno di riequilibrare un mercato - aggiunge - per esempio sono 35mila le tonnellate di Pecorino Romano, Parmigiano Reggiano e Grana Padano sul mercato americano per un fatturato di 450 milioni di euro che salgono a 500 milioni di euro con altri formaggi che da domani mattina vengono tassati al 20%. Di fatto l'amministrazione americana dovrebbe incamerare 100 milioni di euro. Se questi 100 milioni di euro ricadono totalmente sugli esportatori, verrebbero a mancare sulla filiera ma se, invece, l'Ue riconosce questi 100 milioni in termini di premio all'esportazione alle aziende - si parla di 2-3 euro al chilo - allora si riequilibrerebbe il tutto".

"Ovviamente stiamo parlando di ipotesi su un problema che riguarda tutto il mondo perché Trump ieri ha dichiarato guerra commerciale a tutto il mondo e ora bisogna anche cercare di reagire - osserva Maoddi - perché tra le soluzioni c'è anche quello di ripartire il costo tra produttore, esportatore e azienda o consumatore finali".

"Ma per ora c'è molta incertezza perché non si sa come interverranno i dazi, se saranno generalizzati o se ci saranno dei codici doganali colpiti e altri esenti. Abbiamo bisogno, secondo me, di aspettare ancora 24-48 ore per capire quello che poi sarà realmente", conclude. 

Cia alle istituzioni, 'subito azioni per contrastare effetti dazi'

 "La questione dazi rende ancora più incerto e disastroso il futuro e le decisioni di ieri del presidente statunitense, Trump, lo confermano. Circa il 50% dei prodotti agroalimentari isolani esportati finisce verso il mercato americano, pensiamo ai formaggi ma anche ai vini (con oltre il 30% dell'export del settore). Chiediamo fermamente alle istituzioni, a tutti i livelli, di avviare nell'immediato gli interventi e le azioni che ne contrastino gli effetti negativi". E' quanto chiede la Cia Sardegna in un documento illustrato dal direttore regionale, Alessandro Vacca, all'assemblea regionale alla quale hanno partecipato l'assessore regionale dell'Agricoltura, Gian Franco Satta, e il presidente nazionale Cia Agricoltori Italiani, Cristiano Fini.
"La crisi economica generale influisce negativamente sulle imprese agricole, con una perdita di reddito e una crescente difficoltà a far fronte ai costi di produzione - è scritto ancora - Le materie prime come concimi, sementi, gasolio, energia elettrica, hanno raggiunto prezzi ormai insostenibili rendendo impossibile far fronte ai costi di produzione, con il rischio sempre più concreto di abbandoni e chiusure delle attività". 

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