Un 2023 che si chiude con tante
vertenze ancora aperte e numerose criticità su diversi fronti:
dalla scuola, alla sanità ai trasporti e un 2024 tutto in salita
non solo dal punto di vista occupazionale, ma anche sul fronte
della competitività economica delle aziende sarde che devono
fare i conti con i costi più alti per l'energia e i trasporti.
Neppure il principio di insularità, inserito in Costituzione più
di un anno fa, è riuscito finora a scardinare i gap storici
dell'Isola.
Per questo Cgil, Cisl e Uil guardano al prossimo
governo regionale, dopo le elezioni di febbraio 2024, per
riprendere le fila della concertazione su tutti i tavoli.
"Il bilancio sull'anno che si chiude s'incrocia
inevitabilmente con quello di una legislatura finita e,
purtroppo, caratterizzata da un'azione politica inconcludente,
che ha peggiorato le condizioni economiche e sociali dell'Isola
- dice il segretario generale della Cgil sarda Fausto Durante -
certificate sia dagli indicatori ufficiali sia dalla percezione
diffusa nell'opinione pubblica.
Le cronache raccontano una
Sardegna che non solo fatica a crescere e innovarsi ma che
appare per certi versi persino ripiombata nel passato. Sanità,
trasporti, industria, sono nervi scoperti che decretano il
fallimento di scelte politiche inconsistenti e dannose, portate
avanti senza condivisione, se non in occasioni sporadiche e
senza costrutto".
"Davvero preoccupanti", per la Cgil, "i dati del mercato del
lavoro: la crescita dell'occupazione nel 2023 è ulteriormente
rallentata e, più che nel resto d'Italia, i nuovi rapporti di
lavoro - denuncia Durante - sono precari (dati Inps). Non a
caso, il peso del lavoro stabile nelle nuove assunzioni è di
appena il 10,23%, il resto sono stagionali, tempi determinati,
contratti in somministrazione e intermittenti. Si sommano a
questo quadro disastroso - chiarisce il numero uno della Cgil -
le leggi impugnate dalla Corte costituzionale, la mancata spesa
delle risorse certificata dalla Corte dei Conti, i continui
rinvii a esercizi provvisori di bilancio, i ritardi nella
programmazione dei fondi a disposizione (dal Just Transition
Fund per l'industria del Sulcis alle altre risorse europee),
l'assenza di indirizzi su materie strategiche come l'energia, i
settori produttivi, l'istruzione e la formazione".
Analisi condivisa dalla Cisl. "Da una parte le vertenze sono
tutte ferme al palo dall'altro - spiega il segretario generale
Gavino Carta - serve agire sulla fiscalità di vantaggio, per
realizzare infrastrutture e sviluppo, mentre sanità, tpl e
continuità devono tornare nel capitolo di spesa del governo.
Urge poi un nuovo accordo tra Stato, Regione e Ue per recuperare
i gap dell'insularità". Secondo il leader della Cisl, nel Sulcis
ci sono almeno 3.500 lavoratori con ammortizzatori sociali "che
attendono ancora la ripartenza", mentre sulla filiera energia
"permane l'incertezza sul modello di transizione energetica e su
quali tipi di combustibili e reti puntare nel prossimo futuro.
Quella sarda è una economia che, come abbiamo visto dall'ultimo
rapporto di Bankitalia, stenta a riprendersi e i dati del Pil
sono tutti non proporzionali alla ripresa mentre le politiche
attive sono ancora molto carenti". Carta chiede inoltre un
"efficientamento della macchina regionale: perché se si
paralizza l'attività programmatoria si ferma tutto, anche i
fondi europei. Serve una riforma della Pa".
Secondo Francesca Ticca, segretaria generale della Uil sarda,
"ci sono tante vertenze aperte a partire da quelle industriali
come Sider Alloys, Eurallumina e Portovesme srl: sono delle
vertenze che devono avere una soluzione urgente all'inizio del
2024. Ma soprattutto serve un'idea più chiara delle scelte che
occorre fare. Noi insistiamo col dire che senza industria non
possiamo parlare sino in fondo di occupazione reale. Prioritaria
è anche la soluzione sull'energia: il metano deve arrivare il
più in fretta possibile perché per 10 anni sarà competitivo".
Per Ticca nel 2023 "la Sardegna è stata penalizzata in
materia di formazione, autonomie scolastiche e di numero di
alunni per classe: non si può rinunciare al diritto allo studio
come già avviene in alcune realtà dell'Isola e la Regione
dovrebbe mettere in piedi la riforma della scuola". Infine le
infrastrutture ("siamo ancora in forte ritardo) e i trasporti.
"I sardi - ribadisce la segretaria - hanno diritto di muoversi
come cittadini del mondo non solo su Roma e Milano". In questo
non ha aiutato neppure la norma insularità: "Vogliamo capire
meglio se è solo una enunciazione di principio oppure c'è
qualcosa di concreto".
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