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Spaccio nel nord Barese, panzerotti per indicare la cocaina

Spaccio nel nord Barese, panzerotti per indicare la cocaina

Arrestate 14 persone. Giro di affari da 6mila euro al giorno

TRANI, 13 maggio 2024, 13:30

Redazione ANSA

ANSACheck

- RIPRODUZIONE RISERVATA

(V. 'Spaccio di cocaina nel nord Barese, 14 arresti delle 8:21) Erano soliti parlare al telefono di tavoli da prenotare, panzerotti da degustare o amici da trovare.
    Un linguaggio criptico che le 14 persone arrestate a Minervino Murge, nel nord Barese, dai carabinieri, utilizzavano abitualmente con i clienti con cui stabilire ordinativi e modalità di consegna di dosi di droga, cocaina soprattutto.
    In nove sono finiti in carcere, cinque agli arresti domiciliari. Per tutti l'accusa contestata in concorso, è detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta di persone di età compresa tra i 20 e i 50 anni che "spacciavano indistintamente ad adulti e ragazzini", ha spiegato nel corso della conferenza stampa a Trani, il colonnello Massimiliano Galasso, comandante provinciale dei carabinieri Bat.
    In cella anche ci ricopriva il ruolo di coordinatore e responsabile dei tre distinti gruppi di spaccio attivi nel piccolo centro. Sarebbero stati loro a recuperare la droga e a gestire "i contatti telefonici con i vari acquirenti ai quali fornivano le indicazioni sul luogo e sulle modalità dello scambio denaro-droga", ha aggiunto il capitano Pierpaolo Apollo, comandante della compagnia di Andria che con i suoi uomini ha condotto le indagini coordinate dalla Procura di Trani.
    L'attività investigativa è andata avanti tra marzo 2022 e giugno dell'anno successivo accertando anche che il giro d'affari messo in piedi dagli indagati che oscillava tra i 5mila e i 6mila euro al giorno.
    Le operazioni di osservazione, pedinamento e intercettazione sono iniziate dall'analisi di "diversi reati predatori commessi nel paese e connessi al fenomeno dello spaccio di stupefacente perché chi ha bisogno di denaro per acquistarlo utilizza qualsiasi mezzo pur di ottenerlo: dai furti alle estorsioni ai familiari", ha sottolineato Galasso. Lo smercio di droga avveniva in tre diverse piazze: piazza De Deo, piazza XX Settembre e quella intitolata a Giovanni Bovio, che ha dato il nome all'operazione.
    La vendita al dettaglio delle dosi veniva gestita, per ogni piazza, da tre distinti gruppi criminali "capeggiati da altrettante persone - ha concluso Apollo - che si avvelavano di stretti collaboratori per effettuare le consegne dello stupefacente a una vasta schiera di clienti per lo più del posto".
   

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