"La mafia non riguarda solo i suoi
protagonisti. Quando accadono tragedie come quella di Anna Rosa
Tarantino, di Michele Fazio e dei fratelli Luciani a San Marco
in Lamis, la gente si accorge che queste vicende riguardano
anche la società civile. Sono fatti di tutti, anche quando non
ci toccano direttamente". Così Francesco Giannella, procuratore
aggiunto e coordinatore della Dda di Bari, a margine della
presentazione del docufilm 'La mafia ha paura - Storia di un sud
che può vincere' di Marco Agostinacchio, presentato in anteprima
nazionale a Bari nella sala cinematografica dell'Apulia Film
Commission. I fratelli Aurelio e Luigi Luciani furono uccisi il
9 agosto 2017 a San Marco in Lamis (Foggia) nell'agguato in cui
furono assassinati il boss di Manfredonia, Mario Luciano Romito,
e suo cognato Matteo de Palma. I due fratelli furono ammazzati
perché testimoni involontari dell'agguato.
"Magistratura e forze dell'ordine - ha aggiunto Giannella -
non sono sufficienti: mettere in galera le persone e fare
attività di repressione è necessario, ma non sufficiente. È
importante capire che sono fatti nostri anche prima che
avvengano le tragedie. Occorre comprendere perché certe cose
accadano, per provare a sconfiggerle". "In alcune zone del
territorio pugliese - ha rilevato - le mafie hanno acquisito una
maturità tale per cui sanno che sparare non serve più, perché
attira solo attenzione. A Cerignola, ad esempio, non accade
nulla, perché c'è una realtà criminale potentissima e integrata
nel tessuto sociale, e i reati avvengono al di fuori del comune.
Anche nel Barese ci sono realtà apparentemente esenti dal
fenomeno criminale in cui, invece, la presenza mafiosa è molto
profonda".
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