C'è il fantasma del cinema e il suo
fascino in tutto il lavoro di Ruth Orkin, fotografa che sognava
di diventare una regista. Lo mette in evidenza la mostra dal
titolo 'Ruth Orkin. Una nuova scoperta' che le Sale Chiablese
dei Musei Reali di Torino ospitano dal 17 marzo al 16 luglio.
L'esposizione, curata da Anne Morin, organizzata da diChroma,
prodotta dalla società Ares con i Musei Reali, propone 156
fotografie, la maggior parte originali, che ripercorrono la
storia della fotoreporter, fotografa e regista statunitense. Tra
gli altri i ritratti di personalità come Robert Capa, Albert
Einstein, Marlon Brando, Orson Welles, Lauren Bacall, Vittorio
De Sica e Woody Allen. E' la più grande antologica mai
realizzata in Italia.
"Ruth Orkin amava il cinema anche grazie all'influenza della
madre, Mary Ruby, attrice di film muti, che la portò a
frequentare la Hollywood degli anni Venti e Trenta del
Novecento. Voleva essere una regista, ma in un mondo
cinematografico maschile ha dovuto trovare il suo posto altrove.
Non ha rinunciato al suo sogno, ma lo ha affrontato in modo
diverso, creando un linguaggio nuovo attraverso la fotografia",
spiega Ann Morin.
"L'esposizione - sottolinea Enrica Pagella, direttrice dei
Musei Reali - continua la serie di mostre dedicate alla
fotografia quale cifra identitaria delle Sale Chiablese, spazio
riservato alle arti contemporanee e alla riflessione sui mezzi
di comunicazione che hanno contribuito a mutare il volto della
storia e della società".
Ruth Orkin usava la macchina fotografica per filmare, o
meglio per fissare dei movimenti: si vede nei lavori come I
giocatori di carte o Jimmy racconta una storia. Tra gli scatti
più interessanti Dall'alto: Orkin cattura da una finestra gli
avvenimenti che si svolgono per strada, riprendendo persone
ignare di essere oggetto del suo sguardo fotografico. In mostra
anche il reportage per la rivista Life del 1951 in Israele a
seguito della Israeli Philarmonic Orchestra.
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