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Piccoli comuni Marche in rivolta 'meno servizi e più tasse'

Piccoli comuni Marche in rivolta 'meno servizi e più tasse'

Rossi: 'Con il taglio in Manovra tolgono ossigeno alle comunità'

ANCONA, 05 febbraio 2025, 13:48

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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Il taglio deciso dal governo con la Manovra ai piccoli comuni nelle Marche "una vera stangata" riguarda oltre 55 enti locali. Ed è da qui che parte la rivolta e la richiesta, alla Regione ma anche al governo, di sanare la situazione. "Se vogliono chiudere i comuni sotto i 1.000 abitanti abbiano il coraggio di dirlo" ha spiegato il consigliere regionale, di Civici Marche, Giacomo Rossi che già ieri aveva presentato una interpellanza in Consiglio regionale.
    E oggi ha rilanciato con una Mozione con la quale si chiede "di mettere in atto tutte le azioni necessarie nei confronti del governo, al fine della rivalutazione dei tagli apportati con la Legge di Bilancio nei confronti dei piccoli comuni" illustrata oggi nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato anche alcuni sindaci.
    Ma non solo. Dalle Marche è pronta per essere spedita una lettera-appello alla premier Giorgia Meloni, già firmata da 36 piccoli comuni marchigiani (su 55), con la quale si chiede di rivedere la norma dei tagli perchè "in caso contrario saranno annullati importanti investimenti sui territori e verranno bloccati importanti progetti già in essere" che tovavano garanzia dai finanziamenti tagliati. Non solo "costringerà a tagliare i servizi e aumentare le tasse".
    Nelle Marche molti piccoli comuni sono in aree periferiche, nell'entroterra quindi in luoghi - ha sottolineato Rossi - dove i servizi ci vogliono quindi si faccia economia da qualche altra parte però non si lascino i nostri piccoli comuni sotto i mille abitanti alla canna del gas". Con Rossi, a sostenere la battaglia dei 'piccoli', Matteo Pompei, presidente Civici Marche e sindaco di Monte San Martino, insieme ai primi cittadini di Fratte Rosa, Marzio Massi; di Borgo Pace, Romina Pierantoni; Andrea Pazzaglia, presidente provinciae dei Civici di Pesaro-Urbino e consigliere comunale di Urbino e il sindaco di Fiastra, Giancarlo Ricottini. "Siamo costretti a ridurre i servizi e ad alzare le tasse. Ma noi siamo i presidi del territorio in una regione che sta ancora facendo i conti con la ricostruzione post-sisma soprattutto nell'entroterra". Ma soprattutto, ha detto Pierantoni "siamo stufi di fare i brutti anatroccoli, siamo cigni". Se poi si pensa all'accoglienza turistica "ci si chiede come garantirla senza risorse". Un coro unanime insomma per riavere quei 60mila euro tagliati in una notte perchè, "dobbiamo pensare più ai territori che agli elettori". Ma soprattutto, ha sottolineato Pazzaglia, "il nostro entroterra rappresenta il cuore dell'Italia, rappresenta dove è nata tutta la nostra storia dal Rinascimento in poi" il quale si dice "preoccupato del destino dei piccoli comuni della provincia di Urbino con le sue piccole rocche intorno a Urbino". E, ancora, "togliere questi fondi a questi comuni significa andare a limitare gli investimenti nella salvaguardia delle scuole, nelle infrastrutture, nella transizione ecologica, lo sviluppo di questi piccoli territori, non c'è uno sviluppo verso il futuro". Rossi ha ricordato che "i Comuni con meno di mille di abitanti rappresentano oltre il 20% del totale, sono spesso ubicati nelle aree interne, soffrono di carenze di servizi essenziali e sono a forte rischio di spopolamento". Per questo pur riconoscendo alla Giunta regionale l'attenzione riservata ai borghi e la disponibilità al confronto confermata martedì in Consiglio regionale dall'assessore al bilancio Brandoni, Rossi si fa portavoce dei tanti primi cittadini "preoccupati dall'azzeramento del Decreto crescita, già ridotto nel 2024 del 25%, e dai tagli di 3,2 miliardi per il quinquennio 2025/2029 e di 5 miliardi per il periodo 2030/2037".
   

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