Il taglio deciso dal governo con la
Manovra ai piccoli comuni nelle Marche "una vera stangata"
riguarda oltre 55 enti locali. Ed è da qui che parte la rivolta
e la richiesta, alla Regione ma anche al governo, di sanare la
situazione. "Se vogliono chiudere i comuni sotto i 1.000
abitanti abbiano il coraggio di dirlo" ha spiegato il
consigliere regionale, di Civici Marche, Giacomo Rossi che già
ieri aveva presentato una interpellanza in Consiglio regionale.
E oggi ha rilanciato con una Mozione con la quale si chiede "di
mettere in atto tutte le azioni necessarie nei confronti del
governo, al fine della rivalutazione dei tagli apportati con la
Legge di Bilancio nei confronti dei piccoli comuni" illustrata
oggi nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno
partecipato anche alcuni sindaci.
Ma non solo. Dalle Marche è pronta per essere spedita una
lettera-appello alla premier Giorgia Meloni, già firmata da 36
piccoli comuni marchigiani (su 55), con la quale si chiede di
rivedere la norma dei tagli perchè "in caso contrario saranno
annullati importanti investimenti sui territori e verranno
bloccati importanti progetti già in essere" che tovavano
garanzia dai finanziamenti tagliati. Non solo "costringerà a
tagliare i servizi e aumentare le tasse".
Nelle Marche molti piccoli comuni sono in aree periferiche,
nell'entroterra quindi in luoghi - ha sottolineato Rossi - dove
i servizi ci vogliono quindi si faccia economia da qualche altra
parte però non si lascino i nostri piccoli comuni sotto i mille
abitanti alla canna del gas". Con Rossi, a sostenere la
battaglia dei 'piccoli', Matteo Pompei, presidente Civici Marche
e sindaco di Monte San Martino, insieme ai primi cittadini di
Fratte Rosa, Marzio Massi; di Borgo Pace, Romina Pierantoni;
Andrea Pazzaglia, presidente provinciae dei Civici di
Pesaro-Urbino e consigliere comunale di Urbino e il sindaco di
Fiastra, Giancarlo Ricottini. "Siamo costretti a ridurre i
servizi e ad alzare le tasse. Ma noi siamo i presidi del
territorio in una regione che sta ancora facendo i conti con la
ricostruzione post-sisma soprattutto nell'entroterra". Ma
soprattutto, ha detto Pierantoni "siamo stufi di fare i brutti
anatroccoli, siamo cigni". Se poi si pensa all'accoglienza
turistica "ci si chiede come garantirla senza risorse". Un coro
unanime insomma per riavere quei 60mila euro tagliati in una
notte perchè, "dobbiamo pensare più ai territori che agli
elettori". Ma soprattutto, ha sottolineato Pazzaglia, "il nostro
entroterra rappresenta il cuore dell'Italia, rappresenta dove è
nata tutta la nostra storia dal Rinascimento in poi" il quale si
dice "preoccupato del destino dei piccoli comuni della provincia
di Urbino con le sue piccole rocche intorno a Urbino". E,
ancora, "togliere questi fondi a questi comuni significa andare
a limitare gli investimenti nella salvaguardia delle scuole,
nelle infrastrutture, nella transizione ecologica, lo sviluppo
di questi piccoli territori, non c'è uno sviluppo verso il
futuro". Rossi ha ricordato che "i Comuni con meno di mille di
abitanti rappresentano oltre il 20% del totale, sono spesso
ubicati nelle aree interne, soffrono di carenze di servizi
essenziali e sono a forte rischio di spopolamento". Per questo
pur riconoscendo alla Giunta regionale l'attenzione riservata ai
borghi e la disponibilità al confronto confermata martedì in
Consiglio regionale dall'assessore al bilancio Brandoni, Rossi
si fa portavoce dei tanti primi cittadini "preoccupati
dall'azzeramento del Decreto crescita, già ridotto nel 2024 del
25%, e dai tagli di 3,2 miliardi per il quinquennio 2025/2029 e
di 5 miliardi per il periodo 2030/2037".
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