Morte per impatto con l'auto e nessuna ferita da arma da fuoco. È quanto è emerso dall'autopsia di Alessandro Parini, l'avvocato romano di 35 anni ucciso il 7 aprile scorso a Tel Aviv in un attentato, svolta al policlinico Gemelli. Su questa vicenda la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine. Anche l'esame autoptico svolto all'Istituto di medicina legale Abu Kabir di Giaffa non ha riscontrato alcun colpo d'arma da fuoco sul corpo del giovane.
"Avevamo previsto di fare le cose con un po' di calma ma si vede che ci sono stati intoppi burocratici che hanno portato a ritardare l'arrivo del feretro". Lo dice Padre Nicola, parroco della Basilica dei Santi Pietro e Paolo, fuori dalla chiesa dove domani saranno celebrati i funerali di Alessandro Parini, l'avvocato 35enne ucciso nell'attentato di Tel Aviv, venerdì scorso e dove oggi era prevista la camera ardente.
"Lo conoscevo da un paio d'anni. Alessandro era un ragazzo come tanti altri. Un bravo ragazzo. Molto preparato. Ha studiato al Massimo, dai padri gesuiti, e ha raggiunto grandi obiettivi lavorativi - ricorda il parroco -. Ha ricevuto dei premio come giovane avvocato e aveva già intrapreso la carriera nella Corte di Cassazione era un giovane, affermato, serio e posato.
Frequentava qui la chiesa quando era ragazzo".
"La famiglia ovviamente è molto provata e ha chiesto una certa riservatezza. Stargli vicino ora è l'unica cosa", ha aggiunto Padre Nicola, confermando che domani co-celebrerà la funziona "assieme a Padre Nebola, professore di Alessandro al Massimo".
Quanto a cio che è avvenuto in Israele "non tocca fare a noi le analisi. Le guerre - ha osservato - ci sono sempre state. La Palestina è certamente una terra molto calda per tante situazioni. Ma oggi possiamo solo piangere. Il dolore c'è"
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