Il Partito popolare europeo
chiede una revisione della Convenzione di Ginevra sullo statuto
dei rifugiati per allinearla al "mondo attuale". Vuole un quadro
più coeso che rafforzi la protezione dei rifugiati, tenendo
conto delle preoccupazioni dei paesi dell'Ue su sicurezza e
migrazione. E chiede un aggiornamento dello status di rifugiato
o di protezione sussidiaria per far fronte a una "realtà diversa
nelle richieste di asilo". E' quanto emerge nella bozza finale
del suo documento di posizione sull'immigrazione, rivelata da
Euractiv.com.
La Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati del 1951
pone le basi del diritto internazionale in materia di asilo e
stabilisce il principio di non respingimento, che proibisce il
rimpatrio dei rifugiati in Paesi dove rischiano persecuzioni o
gravi danni.
La Commissione, ricorda Euractiv, il mese scorso ha proposto
nuove norme sui rimpatri, aprendo a "soluzioni innovative" degli
Stati membri per la gestione della migrazione, tra i quali gli
"hub di rimpatrio". Ha introdotto obblighi più severi per i
rimpatriati e nuove regole per gestire le fughe e divieti
d'ingresso. Il Ppe ora chiede anche un "divieto permanente e
indefinito" per gli individui ritenuti minacce alla sicurezza,
tema assente nella proposta della Commissione che dà invece
priorità ai rimpatri volontari. Secondo i popolari europei
affermano che i rimpatri forzati devono restare "un'opzione
credibile" e chiedono anche di limitare le partenze volontarie
quando ostacolano l'applicazione efficace delle misure. Chiede
poi che Frontex si trasformi in una "agenzia europea per le
frontiere pienamente operativa", estendendone l'impiego anche
alle "regioni ultraperiferiche": accordi di cooperazione con i
paesi africani e altri paesi partner devono essere raggiunti
"senza indugio". Nella bozza Ppe ricompaiono anche le
"piattaforme di sbarco regionali" del 2018, segnala Euractiv,
molto simili agli attuali hub di rimpatrio.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA