Tommaso De Fillippo, nipote di
Eduardo e figlio di Luca, non ritiene ci sia bisogno di
schierarsi nel dibattito e nei giudizi sulle riproposizioni
televisive o cinematografiche delle opere del grande drammaturgo
napoletano perché, dice, "senza entrare nel merito delle singole
rappresentazioni, è importante che Eduardo ritorni nelle case
delle persone, arrivi ai giovani di oggi e si faccia conoscere
anche a loro". L'occasione per esprimere il suo giudizio gli
viene data dalla presentazione, oggi al Teatro San Ferdinando,
il 'teatro di Eduardo', della ristampa anastatica del catalogo
di sala distribuito 70 anni fa, il 22 gennaio 1954,
all'inaugurazione della rinnovata struttura. Iniziativa voluta
da 'la Repubblica' d'intesa con la Fondazione Eduardo De Filippo
retta da Tommaso e diretta da Francesco Somma; il volume sarà
distribuito sabato prossimo, 20 gennaio, in abbinamento gratuito
con l'edizione napoletana del giornale.
Secondo Tommaso De Filippo "é giustissimo riproporre le opere
in nuove formule". E, rispondendo ad una domanda dei
giornalisti sugli interpreti, ha affermato: "Sono tutti stati
capaci di cogliere aspetti importanti di Eduardo e dei testi".
Ma cosa resta di suo nonno e di suo padre nella memoria
collettiva? "Le opere parlano molto per loro: per Eduardo nel
modo in cui le ha scritte perché aveva la sensibilità e la
capacità di percepire, di raccontare la società in cui si si
trovava, la società di Napoli a 360 gradi; Luca le ha ricordate
magistralmente sul palcoscenico recitandole". Opere ancora
attuali: "Alcuni costumi cambiano ma la natura umana e il vero
essere napoletano sono elementi che restano sempre".
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