Far scorrere la vita quotidiana, il
lavoro, momenti di divertimento, shopping, ma anche di
preghiera, tra il pericolo apparentemente dormiente ma sempre
presente del Vesuvio e dell'area dei Campi Flegrei (il campo
vulcanico attivo da più di 80.000 anni situato ad ovest di
Napoli, che include comuni come Bacoli, Monte di Procida,
Pozzuoli, Quarto, Giugliano e parte del capoluogo). Un viaggio
scandito da ritratti di luoghi e volti, in 'Vesuvio - Ovvero:
come hanno imparato a vivere in mezzo ai vulcani', il
documentario di Giovanni Troilo, prodotto da Dazzle
Communication e distribuito da I Wonder Pictures e Unipol
Biografilm Collection, che dopo il debutto al Noir In Festival,
è in arrivo con un'uscita evento dal 14 al 16 marzo in sala e
prossimamente su Sky. "L''idea è nata dall'aver letto con
Matteo Billi, coautore del soggetto, un articolo sul pericolo e
l'alto numero di morti che potrebbe esserci con un'eruzione del
Vesuvio - spiega all'ANSA Troilo -. Avevamo inizialmente pensato
a girare un mockumentary su un'immaginaria messa in atto del
piano di evacuazione. Però appena arrivati ci siamo resi conto
di come la realtà fosse molto più forte della fantasia: infatti
non solo stavano facendo, proprio in quel periodo, una macro
prova di evacuazione in quelle zone, con tanto di comparse, ma
abbiamo scoperto storie vere molto più interessanti da
raccontare". Così Troilo ci immerge in una mappa di tante vite e
attività, tutte a pochi km dalle due aree vulcaniche. Si va da
una clinica ostetrica al canale privato Tv Paradise che si
popola quando arrivano in concerto le star neomelodiche; dalla
pirotecnica Vesuvio alle case dello psicomago Goblin che pensa
di avere un contatto con le energie sotterranee; della sensitiva
novantenne madame Luigia, che predice una prossima eruzione tra
15 anni, e del contadino Ciro, che vive in una baracca sul fondo
del cratere di Agnano. A punteggiare i racconti c'è anche il
vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo, che illustra gli scenari di
possibili nuove eruzioni nelle due aree (comprendono fino a un
milione di persone); le criticità del piano di evacuazione e una
sostanziale sottovalutazione del pericolo.
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