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Agguato di 'ndrangheta nel vibonese nel 2003, assolti imputati

Agguato di 'ndrangheta nel vibonese nel 2003, assolti imputati

Sentenza della Corte d'assise di Catanzaro

CATANZARO, 18 aprile 2023, 19:32

Redazione ANSA

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La Corte d'assise di Catanzaro ha assolto, per non aver commesso il fatto, Cosmo Michele Mancuso, di 74 anni, detto "Michelina", Domenico Polito (59), di Paradisoni di Briatico, e Antonio Prenesti (57), di Nicotera, accusati dell'omicidio di Raffaele Fiamingo, indicato come il boss della zona del Poro, e del tentato omicidio del boss Francesco Mancuso, detto "Ciccio Tabacco" di Limbadi - nipote di Cosmo Michele Mancuso - uno dei fatti di sangue più importanti degli ultimi decenni nel Vibonese, avvenuto nel luglio del 2003 a Spilinga. I reati erano aggravati da premeditazione e metodo mafioso. Lo scorso 11 aprile l'accusa aveva invocato tre ergastoli.
    Al centro del procedimento c'è l'agguato avvenuto 20 anni fa, il 9 luglio 2003, di cui Michele Mancuso, secondo la Dda di Catanzaro, sarebbe il mandante, mentre Antonio Prenesti e Mimmo Polito sarebbero gli esecutori materiali.
    Il movente dell'agguato, per l'accusa, sarebbe da ricercare nel fatto che Fiamingo e Mancuso avrebbero chiesto il pizzo al gestore di un panificio di Spilinga, e tra i proprietari di quel negozio c'era anche il fratello di Antonio Prenesti, ritenuto braccio destro del boss Cosmo Mancuso. Dopo la richiesta estorsiva, i gestori del panificio, sentendosi forti - secondo gli inquirenti - del sostegno di boss locali, avrebbero chiesto a Fiamingo e a Francesco Mancuso di tornare dopo un'ora. Nel frattempo il gestore del panificio e il fratello di Prenesti si sarebbero recati da Cosmo Mancuso a Limbadi, assieme a Polito, per chiedere al boss il placet per l'agguato. E Mancuso avrebbe dato l'ok a sparare contro il nipote.
    Secondo la Corte d'Assise di Catanzaro, però, i tre non avrebbero commesso il fatto. Tra 90 giorni le ragioni della decisione.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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