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Il tema della sicurezza negli istituti scolastici è tornato centrale nel capoluogo abruzzese, a 16 anni dal terremoto che fece 309 vittime, ma è anche una cartina di tornasole per leggere l’Italia. Le scuole sono il luogo del futuro, perché lì si formano le nuove generazioni. Ma la classe dirigente di oggi che spazi dedica ai giovani?
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A 16 anni dal terremoto la ricostruzione scolastica all’Aquila è ancora un'odissea. Più di 3500 bambini e ragazzi vanno ancora a lezione in 17 container, meglio detti come Moduli ad uso scolastico provvisorio (Musp). Solo tre strutture sono state ricostruite, mentre per 10 esistenti, in cemento armato o muratura, dove da tempo sono rientrati gli studenti, il Comune nelle settimane scorse ha reso noto di voler approfondire le verifiche a causa dei bassi indici di vulnerabilità sismica, diffusi a ottobre 2024, ma in parte noti da tempo. Ci sono poi diverse superiori, che già da anni presentavano simili indicatori, sulle quali anche la Provincia ha affermato di dover fare approfondimenti. E allora com'è andare a scuola in queste condizioni, in un territorio che balla sotto la sedia, perché i terremoti sono di casa in una zona a rischio sismico 1?
Le lentezze nella ricostruzione delle scuole nascono subito nel post-terremoto, come riportato in magazine ANSA in anni passati. Dal 2017 è in carica, ora al secondo mandato, il sindaco Pierluigi Biondi, che è anche Commissario straordinario per la ricostruzione scolastica.
Dal 2009 sono state ricostruite tre scuole. Il Comune dell’Aquila ha programmato 18 interventi: 16 finanziati con fondi post-sisma, con un fabbisogno di 93.144.986,32 euro, mentre altri due rientrano tra quelli finanziati con il PNRR, per 7.995.000,00 euro, fa sapere all’ANSA l’ingegnere Leonardo Scimia, consigliere delegato alla ricostruzione delle scuole per il Comune. Poi si è aggiunto, con la delibera CIPESS del 19 dicembre 2024, uno stanziamento ulteriore di 9.699.196,68 euro.
Secondo i comitati, però, i problemi “si declinano in due categorie: i ritardi nella ricostruzione, perché le date di fine lavori delle scuole in cantiere vengono sistematicamente spostate in avanti, e la vulnerabilità sismica di molte strutture scolastiche esistenti”, dice Luca Barbetta del Comitato Scuole Sicure L’Aquila, il raggruppamento locale del Comitato Scuole Sicure Italia.
All’avvicinarsi del sedicesimo anniversario del terremoto, i Comitati hanno scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, invitandolo nuovamente all’Aquila per constatare la situazione. E chiedono un incontro con la premier Giorgia Meloni.
Il cronoprogramma dei cantieri delle scuole dell'Aquila
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La sicurezza sismica degli edifici si valuta con diversi numeri, uno è l’indice di vulnerabilità sismica, che indica quanto un edificio è in grado di resistere ad un terremoto. “La maggior parte delle scuole esistenti all’Aquila ha indici di vulnerabilità inferiore a 1, quindi il livello di resistenza sismica è inferiore a quello previsto dalla legge del 2018 per edifici di nuova costruzione (che è 1) – spiega all’ANSA l’ingegnere Antonello Salvatori, docente di Costruzioni in zona sismica presso l’Università dell’Aquila -. Ce ne sono alcuni in cui la vulnerabilità è molto inferiore allo 0,6. È una situazione abbastanza catastrofica e non è opportuno, a mio avviso, tenere i bambini e i ragazzi in queste scuole”. Salvatori fa l’esempio di una scuola di Amatrice crollata, aveva indice 0,6.
Salvatori spiega la differenza sostanziale su questo tema, tra l’adeguamento e il miglioramento sismico: nel primo caso si porta l’edificio a resistere ad un terremoto massimo per quell’area; nel secondo a migliorarlo un po’, ma non per il terremoto massimo previsto nella zona. Ad esempio, per il terremoto del Centro Italia (2016) nelle scuole esistenti è stato disposto l’adeguamento sismico, riportando le scuole al famoso valore 1. “Questo a livello legislativo per il sisma dell’Aquila 2009 non è stato fatto: è stato previsto il miglioramento sismico al 60% (quindi l’indice di vulnerabilità dello 0,6%). È un errore – afferma l’ingegnere - perché le scuole sono edifici sensibili, suscettibili di affollamento. Parliamo di generazioni future, non è pensabile che una scuola non debba essere adeguata. Bisogna avere il coraggio di andare oltre il minimo normativo”.
Il Comune ha parlato in più occasioni di “allarmismo ingiustificato”, i Comitati sono andati avanti: quello che chiedono, in una città che ha avuto un terremoto con 309 vittime in piena zona sismica e che “deve essere un modello”, è di adeguare gli edifici sensibili. Il 13 dicembre 2024 l’ingegnere Antonello Salvatori e Luca Barbetta, del Comitato Scuole Sicure L’Aquila, hanno tenuto in Senato una conferenza stampa sulla sicurezza delle scuole aquilane. A febbraio la segretaria del Pd Elly Schlein si è recata in città, chiamata dai dem locali per affrontare il tema. Sulle 10 scuole con bassi indici di vulnerabilità, sottoposte dopo il sisma a lavori strutturali eseguiti dal Provveditorato alle Opere Pubbliche e da ReLUIS, il consigliere comunale Scimia afferma: “Stiamo completando indagini per una conoscenza più approfondita e aggiornata, utile per pianificare gli interventi futuri, anche in un’ottica di sostituzione” degli edifici scolastici in questione, con altri di nuova costruzione. La premier, in un messaggio agli Stati Generali della Protezione civile, riferendosi all'Aquila, ha dichiarato: "Abbiamo scelto di rimettere al centro la cultura della prevenzione partendo dalla scuola e dai giovani. E' decisivo far conoscere la vulnerabilità del territorio".
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Riportare alcune scuole in centro storico, dichiarano cittadini e commercianti, potrebbe aiutare a far tornare vivo il cuore della città, pieno di palazzi ristrutturati ma spesso disabitati, un centro storico effettivamente vivo solo nel fine settimana, con i tanti pub, ristoranti e locali notturni. Fino all’aprile 2009 il centro era anche altro.
A Piazza Duomo, ad esempio, si teneva il mercato, pieno di gente e di voci tutte le mattine. Mancavano già all’epoca i parcheggi, ma c’erano i servizi e il viavai delle persone. Molte attività commerciali che hanno aperto dopo il terremoto sono state costrette a chiudere per mancati incassi e alti affitti. Chi vi è tornato a risiedere e ha figli in età scolastica è costretto a prendere l’automobile per accompagnarli a scuola in periferia.
Il sindaco Pierluigi Biondi, in carica dal 2017 e ora al secondo mandato, negli anni ha dichiarato che “la ricostruzione delle scuole in centro storico, secondo i nuovi standard normativi, non è più sostenibile, almeno non sempre”. Sono però previsti alcuni progetti. Tra questi, la giunta Biondi punta ad un'area adiacente al centro, quella dell'ex ospedale psichiatrico di Collemaggio, che verrebbe così sottratta al degrado in cui versa da decenni. Ma è tutto ancora in divenire.
In centro, è quello che replicano i Comitati, sono tornate subito dopo il terremoto tre scuole private. C’è poi l’esempio dell’ateneo. L’Università dell’Aquila, nel 2012, ha portato la Facoltà di Lettere in centro storico. “In quell’edificio ci sono gli isolatori sismici alla base, è quindi un edificio sicuro. L’isolamento sismico, che tra l’altro è un’invenzione italiana, spiega Salvatori, è un intervento che si può fare mentre nell’edificio continuano a risiedere, lavorare o studiare le persone e rende sicuri anche gli edifici storici. Nel caso dell’Università venne fatto prima del terremoto del 2009 e l’edificio non ha avuto danni.
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Nella scuola di Pettino-Vetoio, nella periferia aquilana, il progettista, ingegnere Antonello Salvatori aveva previsto gli isolatori sismici, che durante la fase di inizio dei lavori è stato chiesto dall’impresa costruttrice di togliere.
“Il Commissario straordinario per le scuole, il sindaco Pierluigi Biondi, ha emesso un documento con il quale autorizzava l’impresa per migliorie ambientali – afferma il docente di Costruzioni in area sismica -. Non si può barattare la sicurezza sismica con presunte migliorie ambientali. E poi ciò che era presente nel progetto definitivo non può essere cambiato nel progetto esecutivo perché era posto a base d’asta. Avevo progettato un edificio in classe A, ossia un edificio che dopo un terremoto non solo non ha danni e lascia incolumi le persone, ma è immediatamente agibile perché ha gli isolatori antisismici. Un edificio, anche nuovo, senza isolatori antisismici è in classe di rischio B, quindi può diventare inservibile, danni economici oltre ai disagi di dover rimettere in bambini in altre strutture. C’è una mancanza di cultura sismica che non mi aspetto da una città come L’Aquila Capitale della Cultura 2026”, conclude Salvatori.
“La scelta di non installare isolatori sismici è frutto di una valutazione tecnica ed economica puntuale: si tratta di un edificio ad un solo piano”, replica il consigliere Scimia, delegato per la ricostruzione scolastica, motivando la decisione del Comune anche in termini di costi, “mentre la sicurezza sarà garantita da soluzioni strutturali tradizionali avanzate”.
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"Parliamo di generazioni future, non è pensabile che una scuola non sia adeguata" Ingegnere Antonello Salvatori - docente di Costruzioni in area sismica
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Si dice che nulla sia più definitivo del provvisorio. Ancora oggi ci sono oltre 3.500 bambine e bambini che vanno a lezione nei container, i Musp (Moduli ad uso scolastico provvisorio). Sono tanti i giovani che non hanno mai conosciuto una scuola vera. In che stato sono questi moduli, dopo 16 anni? “Ormai il peggio lo abbiamo raggiunto in quasi tutte queste strutture – dichiara Silvia Frezza, fondatrice nel 2011 e portavoce della Commissione Oltre il MUSP – Erano state costruite per durare 4 o 5 anni, d’altra parte. Quasi tutti i container, caldi d’estate e freddi d’inverno, hanno rigurgiti fognari, problemi di areazione, i rivestimenti al pavimento che si staccano, nei corridoi mettiamo i secchi per le infiltrazioni di acqua”.
C’è bisogno di “interventi continui, a partire dalle tapparelle e dalle porte che si rompono spesso - spiega il preside Marcello Masci, dirigente scolastico dell’istituto Gianni Rodari -. Ma la problematica fondamentale è che i Musp non hanno gli spazi adeguati per fare la scuola di oggi: mancano, ad esempio, biblioteche e laboratori. Anche perché con i fondi del Pnrr si sta investendo molto e abbiamo riempito le scuole, come nel resto d’Italia, di strumentazioni tecnologiche avanzate, ma non abbiamo gli spazi idonei. E poi mancano le palestre, tranne in pochissimi casi”. E così l’attività motoria si fa nei giardini, quando ai piedi del Gran Sasso il tempo è clemente, o nei corridoi.
“I Musp sarebbe ora di abbandonarli – racconta il preside -. Il Comune espone un cronoprogramma, ma finora sono annunci. È evidente che c’è un disinteresse, ma a livello nazionale, verso ciò che è pubblico, come l’istruzione e la sanità. In questo modo non riusciamo a rispettare i diritti delle persone. In Italia sta saltando lo stato sociale”, nota Masci.
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Il 31 ottobre 2002 con il terremoto a San Giuliano di Puglia, in provincia di Campobasso, nel crollo del solaio della scuola Francesco Jovine morirono 27 bambini e una maestra. In quel paese l’intera leva del 1996 non esiste più, perché le bambine e i bambini della prima elementare sono morti sepolti dalle macerie della loro scuola. Si disse: “Mai più una tragedia come questa”.
Arrivarono quindi una serie di provvedimenti, tra questi le verifiche di vulnerabilità sismica, obbligatorie in edifici rilevanti, come le scuole, introdotte con l’ordinanza 3274/2003.
La legge dice che “è fatto obbligo di procedere a verifica, da effettuarsi a cura dei rispettivi proprietari (…) sia degli edifici di interesse strategico (…) sia degli edifici e delle opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso”.
Tuttavia, mentre le verifiche sono obbligatorie, non lo è l’adeguamento o miglioramento sismico. Per la ricostruzione della scuola di San Giuliano di Puglia sono stati adottati gli isolatori. “Inizialmente non erano previsti. Convinsi l’allora capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, a farli inserire nel progetto. Ne feci poi il collaudo statico”, racconta l’ingegnere Alessandro Martelli, ex direttore del Centro Ricerche Enea di Bologna e docente di Costruzioni in area sismica in diversi atenei.
Martelli è un grande sostenitore degli isolatori: “Non è vero che sono costosi, sono scuse. Dal punto di vista economico, quello che si spende per gli isolatori, si risparmia in quello che si costruisce sopra. E poi il vantaggio economico è che dall’edificio le persone non devono uscire mentre si interviene con l’isolamento sismico”.
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Le scuole, come gli ospedali, dovrebbero avere gli isolatori sismici o, in alternativa, la dissipazione di energia, afferma l’ingegnere Martelli. “Eppure in Italia dal 70% all’80% degli istituti scolastici sono ancora sismicamente insicuri – prosegue l’esperto -, perché viviamo alla giornata: fare prevenzione vuol dire spendere oggi per cogliere i frutti domani. Non è solo colpa della politica, ma anche di una parte dell’opinione pubblica. Aver tolto gli isolatori dal progetto all’Aquila rende quella scuola meno sicura e certamente esposta a maggiori danni. Mi vergogno di una società che non difende il futuro”.
La situazione delle scuole in tutta Italia, stando all’ultimo report di Cittadinanzattiva, non è tranquillizzante. In un anno vi sono stati 69 crolli nelle scuole, numero mai raggiunto negli ultimi 7 anni: di questi 28 si sono verificati nelle regioni del Sud e nelle Isole, così come in quelle del Nord (40,5%), 13 nelle regioni del Centro (19%). In molti casi eventi preannunciati da segnali visibili ma sottovalutati.
Il 59,16% degli edifici scolastici non possiede il certificato di agibilità né quello di prevenzione incendi (57,68%); senza il collaudo statico il 41,50%. Su 40.133 edifici scolastici, 2.876 sono collocati in zona a rischio 1 e 14.467 in zona a rischio 2. Solo il 3% degli edifici ha avuto adeguamento o miglioramento sismico e l’11,4% è stato progettato secondo la normativa antisismica. I dati fanno riferimento al 2022, gli ultimi resi disponibili sull’Anagrafe dell’edilizia scolastica.
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Il modello di scuola che chiedono i genitori aquilani riuniti nei Comitati, lo chiedono per L’Aquila e per l’Italia, è il modello Kyoto, in Giappone, dove viene data ai turisti la mappa della città con i luoghi sicuri dentro i quali rifugiarsi in caso di terremoto.
Quei luoghi sicuri sono proprio le scuole, non solo per le studentesse e gli studenti, ma per la cittadinanza.
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Le testimonianze di Stefania, juventina, Wanda laziale, Chiara e Anastacia romaniste, di una scrittrice e una giornalista, Marta Elena Casanova e Rosita Mercatante, che seguono l'universo femminile sugli spalti, il parere critico di Luisa Rizzitelli, presidente di Assist, l'Associazione nazionale atlete, e quello vissuto di Beppe Franzo, storico ultrà della Juventus, il club che vanta il maggior numero di tifosi in Italia e autore a sua volta di testi sulla storia del tifo. Infine, la storia di Nadia Pizzuti, la prima donna a entrare (da cronista dell'ANSA) in uno stadio di calcio in Iran, a Teheran. Era il 22 novembre del 1997
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