"Sono un pittore di cose e non di parole". Prende spunto da questa visione del proprio ruolo artistico la mostra di 47 opere di Renato Guttuso: nature morte e oggetti che dagli anni Trenta in poi costituiscono un tratto essenziale della produzione del pittore siciliano. Già il titolo dell'esposizione, che fino al 26 marzo 2017 sarà ospitata a Villa Zito a Palermo, sottolinea il senso della concretezza della pittura di Guttuso: "La forza delle cose". Le opere provengono dal Mart di Rovereto, dai musei civici di Udine, dal museo Guttuso di Bagheria, dai musei civici di Pavia e da collezioni private. Da Pavia prende le mosse il progetto della mostra che, in collaborazione con gli Archivi Guttuso, è promossa dalla Fondazione Sicilia in occasione dei suoi 25 anni di vita. Per i curatori Fabio Carapezza Guttuso e Susanna Zatti, direttrice dei musei civici di Pavia, la scelta delle opere risponde anche al criterio di creare un "ponte artistico" tra i luoghi dove le tele sono finite o sono state realizzate e la terra alla quale Guttuso è rimasto sempre legato per cultura e per storia personale.
Il percorso espositivo, presentato oggi in anteprima alla stampa, si apre con opere (Finestra, Bottiglia e barattolo) che tra gli anni Trenta e Quaranta testimoniano la drammatica condizione sociale imposta prima dalla dittatura e poi dalla guerra. Prosegue con la produzione artistica legata ai temi del realismo e dell'informale e si conclude con i dipinti attraverso i quali Guttuso, tra gli anni Settanta e Ottanta, accentua la sua ricerca del reale con alcuni quadri celebri: Cimitero di macchina, Teschio e cravatte, Burocranio.
La mostra è arricchita da foto in parte inedite sulla vita e le relazioni di Guttuso con uomini di cultura del suo tempo.
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