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Figlia minore contesa, il caso è di competenza della Grecia

Figlia minore contesa, il caso è di competenza della Grecia

Padre 'sconfitto' davanti alla Corte d'appello di Ancona

ROMA, 21 ottobre 2024, 12:35

Redazione ANSA

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Sede Corte d 'appello di Ancona - RIPRODUZIONE RISERVATA

Sede Corte d 'appello di Ancona - RIPRODUZIONE RISERVATA

"Chiedo aiuto a tutti, alla politica, alle istituzioni: non girate la faccia dall'altra parte". E' il grido disperato di una padre, Emilio Vincioni, di Sassoferrato (Ancona), che vede sempre più lontana la prospettiva di esercitare il ruolo di genitore della figlioletta di otto anni, che vive in Grecia con la madre, sin dalla nascita. Dopo la condanna della donna in primo grado ad Ancona a due anni di carcere per sottrazione e trattenimento di minore all'estero, la Corte d'Appello di Ancona ha infatti, a sorpresa, dichiarato ieri il difetto di giurisdizione italiano sulla vicenda. Una decisione che, salvo la possibilità di un ricorso in Cassazione, apre la prospettiva di sostenere questo giudizio in Grecia dove, in otto anni, l'unica concessione ottenuta da Vincioni è vedere la figlia nel Paese ellenico in posti pubblici, decisi dall'ex moglie, in presenza di lei e costantemente monitorato.
    Dopo la sentenza d'appello, Vincioni, affiancato nella sua battaglia oltre che da una legale, anche dal consigliere regionale dei Civici Marche Giacomo Rossi, non nasconde la propria amarezza, parlando di sentenza "pilatesca": insieme all'allora moglie, vivevano a Sassoferrato; quando lei rimase incinta, volle andare nel suo Paese, nel 2016, a partorire con l'accordo di ritornare in Italia dal marito. La donna invece rimase in Grecia e da allora Vincioni non è di fatto più riuscito ad avere un rapporto genitoriale con la figlia: ha intrapreso una battaglia giudiziaria civile e penale ma in entrambi i casi le decisioni sono state sfavorevoli. Nel primo caso, sul presupposto, contestato dal ricorrente, che la bimba debba rimanere in Grecia con la madre perché ha lì la sua residenza abituale essendovi nata, nonostante la coppia risiedesse stabilmente in Italia e la figlia sia tuttora nello stato di famiglia del padre; in campo penale, dopo una prima condanna, è arrivata la beffa del difetto di giurisdizione che di fatto trasferisce il procedimento in terra greca. "Chiedo di esercitare il ruolo di padre, di vedere la bambina senza restrizioni, che la bambina possa venire in Italia per periodi congrui - ribadisce all'ANSA Vincioni - che possa frequentare la famiglia paterna, le sia insegnato l'italiano. Anche i condannati al 41 bis hanno diritto alle visite dei figli in carcere, io no".

   Entro 60 giorni verranno depositate  le motivazioni della sentenza della Corte d'appello di Ancona e  poi Vincioni e la sua legale valuteranno un ricorso in  Cassazione. Ma c'è anche uno svantaggio a livello di spese processuali: l'ex moglie può contare in Italia del gratuito

patrocinio, grazie al quale ha potuto ricorrere in appello senza sostenere costi, mentre Vincioni deve pagare tutte le spese  giudiziarie nonostante sia la vittima di questa situazione: "il  giudizio di Cassazione - dice sconfortato - non riporterebbe la  bambina in Italia così come non me l’aveva riportata in primo grado e non l'avrebbe fatto neanche il secondo. Vediamo le

motivazioni ma io chiedo pubblicamente che qualcuno mi aiuti anche dal punto di vista finanziario".  In Grecia, intanto, il 14 novembre si discuterà il secondo grado del procedimento civile che, in primo grado, nel dicembre 2023, a quasi otto anni di distanza dai fatti in questione, aveva di fatto sancito la possibilità per la madre di tenere con lei la bimba, concedendo al padre solo la possibilità di vederla in Grecia e in modalità molto contingentate. "Con quella decisione non posso avere informazioni - lamenta Vincioni - , sono fuori dalla vita di mia figlia, posso vederla solo in luoghi pubblici dove ordina la mamma e alla presenza della mamma. Mi è stata negata la possibilità di farla venire in Italia. Io chiedo l’affidamento della bambina, lo prevede anche la legge greca che non viene applicata; che possa frequentare la famiglia parentale paterna italiana, che le venga insegnato l’italiano, visto che la mamma lo sa e non glielo insegna, e che io possa vederla anche diversamente in Grecia, pernottare, portare in albergo come tutti i genitori". Sulla giustizia greca, però, Vincioni non nutre alcuna fiducia. Così ha lanciato un appello a tutti, in particolare a politica e istituzioni, affinché possano aiutarlo. 
   

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