Ma la carne in laboratorio divide ambientalisti e attivisti del benessere degli animali. Oltre alla già citata questione dell’uso di siero fetale bovino, alcuni in questi gruppi mettono l’accento sull’impiego di organismi transgenici e chiedono di sapere di più sui consumi energetici che il processo richiede. E poi c’è l’allevamento convenzionale, che non sta a guardare e almeno in Europa già investe per tagliare le emissioni.
“Il settore agricolo europeo ha ridotto le emissioni di gas serra del 20% negli ultimi 25 anni e sta investendo per ridurle ancora di più”, racconta Riccardo Siligato del Copa & Cogeca, le organizzazioni degli agricoltori e delle cooperative agroalimentari europee. A questo scopo si lavora e si investe su “nuove razze, modifica dei mangimi per ridurre la produzione di metano da parte dei bovini e sostituzione dei fertilizzanti sintetici con quelli organici”, aggiunge Siligato, sottolineando che “in Europa abbiamo gli standard di sicurezza alimentare e benessere animale più alti del mondo”. Di recente una multinazionale olandese ha presentato un dossier all’Efsa per ottenere il via libera alla commercializzazione di un additivo per mangimi capace di ridurre del 30% le emissioni di metano nei bovini del 30%. “L’allevamento – conclude Siligato – dà lavoro a moltissime famiglie che contribuiscono a mantenere vitali e dinamiche le aree rurali. Vogliamo lasciare alle prossime generazioni la possibilità di godere della campagna e del contatto con la natura oppure promuovere l’abbandono delle aree rurali per concentrare la produzione alimentare nelle mani di poche industrie multinazionali?”