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Scarcerato il 19enne che ha ucciso il padre in Trentino

Scarcerato il 19enne che ha ucciso il padre in Trentino

Il giovane è con la madre ed il fratello a casa di parenti

TRENTO, 05 aprile 2025, 10:16

di Jacopo Valenti

ANSACheck
Trento, 19enne uccide il padre per difendere la madre - RIPRODUZIONE RISERVATA

Trento, 19enne uccide il padre per difendere la madre - RIPRODUZIONE RISERVATA

È stato scarcerato Bojan Panic, il 19enne che la scorsa notte ha ucciso il padre 46enne a coltellate per difendere la madre, vittima di violenze da parte dell'uomo. Lo apprende l'ANSA. Il giovane si trova con la madre Milka ed il fratello minore a casa di alcuni parenti.

"Abbiamo fatto una cosa giusta sotto il profilo processuale, la detenzione, vista la situazione di questo ragazzo, sarebbe stata dannosa anche sotto il profilo personale", ha detto all"ANSA il procuratore capo di Trento, Sandro Raimondi. La Procura ha valutato l'assenza di esigenze cautelari, non ci sono quindi le condizioni per mantenere Panic agli arresti.

"Picchiava la mamma"

"Picchiava la mamma e non ne potevo più". Per questo Bojan Panic, 19 anni, ha ucciso il padre Simeun, 46 anni. Lo ha detto lui stesso davanti agli inquirenti confessando il delitto. È successo verso l'1.30 di venerdì notte a Mezzolombardo, in Trentino.

Il 19enne avrebbe colpito più volte il padre, di professione operaio edile, con un coltello preso in cucina e poi ritrovato dai carabinieri sul luogo del delitto. Secondo quanto ricostruito dai militari del Nucleo investigativo di Trento, Simeun sarebbe rientrato a casa verso le 23 di giovedì 3 aprile. Poco dopo ci sarebbe stata una violenta lite in camera da letto tra lui e la moglie, Milka.

Sentendo i genitori urlare, dopo un po', i figli, Bojan ed il fratello di 17 anni, sarebbero intervenuti. A quel punto la discussione, nel frattempo spostatasi in camera dei ragazzi, è degenerata: il 19enne avrebbe preso un coltello e avrebbe aggredito il padre colpendolo diverse volte. Il ragazzo, davanti alla pm Patrizia Foiera, assistito dall'avvocato Veronica Manca, avrebbe detto di non essersi reso conto di aver ucciso il padre. Il 19enne, studente al liceo Galilei a Bolzano, è stato sentito questa mattina all'alba, dopo che i carabinieri erano arrivati nella casa di via Frecce Tricolori, in una palazzina vicino al teatro di Mezzolombardo, Comune della Piana Rotaliana, dove la famiglia Panic vive da circa un anno e mezzo. A chiamare i soccorsi, verso le 2, sono stati Bojan ed il fratello, che hanno atteso gli inquirenti assieme alla madre. Un vicino di casa ha raccontato di aver sentito, verso l'1.30, delle grida provenire dall'appartamento confinante. Successivamente, verso le due, i rumori si sarebbero interrotti: "Il casino è stato molto forte, non si sono sentite delle grida di aiuto, erano rumori di tante persone che parlavano".

"È stato ampiamente collaborativo e rispetto al fatto ha reso ampie dichiarazioni confessorie. Ha detto di averlo fatto per difendere e tutelare la madre. Era una situazione famigliare complessa, con una conflittualità che durava da tempo", ha detto all'ANSA l'avvocato Manca.

Sarà probabilmente disposta l'autopsia per chiarire la dinamica dei fatti. I rilievi dei carabinieri sul luogo del delitto sono ancora in corso. Intanto Bojan Panic resta in carcere in attesa dell'udienza di convalida che si celebrerà, probabilmente, lunedì. Anche la donna, che è stata sentita dagli inquirenti, avrebbe confermato quanto detto dal figlio. Dal racconto è emerso un clima famigliare non sereno: il marito era spesso violento e alzava le mani, inoltre pare avesse anche problemi di alcolismo. La famiglia Panic, di origine bosniaca, era arrivata in Italia molti anni fa, quando il 19enne era ancora un bambino.

Il padre, Simeun, lavorava come muratore, la madre, Milka, è commessa e ha lavorato anche nel settore alberghiero. Il caso ricorda quello di Alex Pompa (che oggi ha preso il cognome della madre, Maria Cotoia). Si tratta del giovane che nell'aprile 2020 uccise con 34 coltellate il padre Giuseppe, 52 anni, a Collegno (Torino) al culmine di una violenta lite familiare, l'ennesima, per difendere la madre. Il giovane era stato assolto in primo grado, poi condannato a sei anni, due mesi e venti giorni di carcere in appello. La Cassazione ha poi annullato la sentenza di secondo grado ordinando il nuovo processo che si è concluso con l'assoluzione da parte della Corte d'assise d'appello di Torino.

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